STAGIONE TEATRALE
2011 2012
Avviso: avvertiamo che alcune date e/o luoghi di spettacolo della rassegna  ELOGIO A.... LA COSTRUZIONE DELL'AMORE sono variati
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Silvia Battaglio

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ultimo aggiornamento 
domenica 22 gennaio 2012

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VIDEO PROMO dello spettacolo
La recensione di Osvaldo Guerrieri
 


VERSO ELETTRA

di e con  Silvia Battaglio

  

Produzione  Tangram Teatro Torino
con il sostegno del Sistema Teatro Torino ed in collaborazione con la Fondazione Teatro Piemonte Europa

 

 

Revisione drammaturgia e regìa  Silvia Battaglio

Con Silvia Battaglio

E con Amalia De Bernardis, Maria D’Eredità, Davide Bernardi,

Riferimenti letterari Euripide, Margherite Yourcenar, Dacia Maraini,  Monica Centenni, Mariangela Gualtieri

Musiche di  Tourgue e Hupin, Album Leaf, Roni Size, Francesco Vigna, Giorgio Consolini

Luci e scene Lucio Diana

Tecnico di compagnia Francesco Fuggetta

Costumi Daniela Gramaglia “La Soffitta”

Produzione Tangram Teatro Torino con il sostegno del Sistema Teatro Torino ed in collaborazione con la Fondazione Teatro Piemonte Europa

 

 

 

VERSO ELETTRA

com'è bella questa nostra madre................. 

 

 

VERSO ELETTRA rappresenta un passaggio all’interno di un percorso di ricerca teatrale che ha attraversato “Ofelia” e “Maria di Nazaret” e che ancora una volta vuole focalizzare l’attenzione su figure femminili che, intrappolate dalle contraddizioni di una società contraddittoria, subiscono un “destino” subalterno. Appartengono ad epoche e contesti storici lontani ma sono estremamente vicine a noi.                                                                                    

 Ci stupiamo quando tragedie familiari approdano sulle pagine dei giornali, ci sentiamo migliori, ci diciamo incapaci persino di comprendere, Ma allo stesso tempo ne siamo attratti, cerchiamo risposte ad azioni inspiegabili, ci immergiamo nelle colpe degli altri, cercando forse di comprendere noi stessi, le nostre pulsioni più profonde, la nostra parte irrazionale.

 Potere, passione e crudeltà sono il filo rosso che collega il mito al contemporaneo.

 

Si narra che un tempo un padre di famiglia di nome Agamennone, dopo aver sacrificato come atto propiziatorio la figlia Ifigenia, parte per la guerra di Troia, lasciando la moglie e gli altri due figli, Elettra ed Oreste. Al suo ritorno, Agamennone viene ucciso dalla moglie Clitennestra, con l’aiuto dell’amante Egisto. A questo punto, Elettra, convince Oreste ad uccidere la madre e il suo amante, per vendicare il padre.

Elettra diventa un’assassina, ma è anche una figlia in lutto, feroce e sola, vittima e carnefice, innocente e colpevole allo stesso tempo.

A questo punto, i fatti sono accaduti. E dopo cosa succede?

                                                               

E’ da qui che ha inizio questa storia.

Dalla paura di Oreste, che dopo aver visto la madre morire, dopo aver visto il sangue nelle mani della sorella, fugge via, come un bambino spaventato, cerca un nascondiglio, trattiene il respiro e chiude gli occhi per vincere la paura.                    

La storia inizia da questa Elettra rimasta da sola, che tenta in tutti i modi di ricostruire un ordine famigliare, un ordine interno ed esterno, di ritrovare il punto in cui tutto è andato perduto.

Elettra si ritrova prigioniera della sua storia e va alla ricerca dell’istante in cui ha perso la razionalità, si addentra nell’intervallo di tempo che risiede tra il prima e il dopo, tra l’innocenza e la colpevolezza.

Un percorso nella mente, dove il pensiero non riesce più a sostenere il peso del fatto compiuto.

Elettra tenta di auto-analizzarsi, di affermarsi, di emanciparsi, di comprendere la sua parte buia per non averne più paura.

Elettra cerca di rallentare il tempo, di dilatarlo, cerca quell’ordine che le è mancato e di cui ha sempre avuto bisogno, e per il quale è diventata lei stessa un’assassina.

Elettra rimane chiusa dentro un’idea di famiglia che ha amato ed odiato e vi si annulla, ne diventa schiava e patologicamente dipendente, vivendo perennemente nell’espiazione della colpa, rinunciando alla vita. Vive tra i fantasmi della mente, in nome di quella famiglia che risulta essere microcosmo e metafora della guerra e della violenza dei giorni nostri, talvolta dirompente, talvolta subdola e sotteranea.

 

L’unica persona con la quale Elettra arriva a percepire la realtà è Oreste, che rappresenta per lei la sua parte migliore, la sua anima buona, la metà del suo cuore che ancora riesce ad amare qualcosa.

Un contatto, una parola vera che risuona salvifica, e in quel sentire l’amore fraterno, Elettra ritrova uno spiraglio di lucidità, di consapevolezza, riesce a vincere la paura, a sentire il suo amore e forse a salvare se stessa.

Elettra ritrova Oreste, e decide di concedergli la vita, dandogli il permesso di abbandonare per sempre la casa, la famiglia fantasma, in nome di un’altra possibilità di esistenza. Lei invece nella casa resterà sola, ferma. Consapevole di non avere più niente da perdere, guardando Oreste correre verso la vita.

Ed è a lui che Elettra dedica la sua unica vera parola d’amore.

 

Le Elettre del nostro tempo sono tante, stanno dietro ad una finestra e guardano passare la vita degli altri, sanno molte cose, conoscono i segreti delle persone. Stanno lì, vivono nel ricordo di una famiglia, di un amore che non esiste più.

Silvia Battaglio

 


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