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Home __________________ link: __________ | ARCHIVIO Produzione 2005 Bruno Maria Ferraro e Silvia Battaglio inL'INFERNO DI DANTE Echi, suoni, suggestioni da «La Divina Commedia» Elaborazione drammaturgica Ivana Ferri e Bruno Maria Ferraro
Oltre la parola, oltre quel suono articolato che cattura, intimidisce, scuote. Che scava nel profondo. Lo spettacolo è l’avventura condivisa con il pubblico di un viaggio, dove la luce apre squarci improvvisi per portarci dentro una vera e propria scenografia sonora. “Una voce. Arriva da dietro, da un passato profondo, dalle cose conosciute e dimenticate. E allora decidi di fermarti e una volta tanto di ascoltarla. E’ una voce fatta di versi, un canto. Suoni di una tale potenza espressiva che ti chiedi come possano abitare le parole. Ti immergi un poco alla volta, e lì dentro ritrovi le tue paure, che sono poi quelle di tutti, ritrovi le tue inquietudini, che sono le inquietudini di tutti, ritrovi radici, l’anima delle cose. E ritrovi soprattutto un minimo comune denominatore, condiviso da tutti, che è di tutti. Attraversa epoche, secoli, ideologie, livelli culturali, opposte visioni del trascendente, ceti sociali. Pensi a ciò che ti è capitato di osservare: un vecchio contadino che cita a memoria, un illustre cattedratico che legge e commenta. Un ragazzino che sull’autobus ripassa, la potenza espressiva di un attore sulla scena, un verso nella cartina interna di un cioccolatino, un vecchio film muto.” Questo è L’INFERNO DI DANTE. Sintesi di un immaginario collettivo che appartiene a tutti. E se il teatro può leggere ed interpretare la realtà, scavarla e condividerla, quale miglior strumento abbiamo per togliere la polvere dai ricordi scolastici e riportare in vita uno dei capisaldi della nostra cultura che cerca di dare forma alle nostre inquietudini più profonde, alle nostre domande senza risposte. Note Non solo una “lectura dantis” ma un vero e proprio “viaggio” dentro il “viaggio” dantesco. Oltrepassando l’ambito aulico, e soprattutto quello scolastico, ripercorriamo l’inferno all’interno di un contesto teatrale che ne modifichi l’angolo di approccio. Una messa in scena agile e leggera, che tolta la patina polverosa della storia, ci restituisce una galleria di personaggi veri, con tutto il loro carico di passioni e di contraddizioni. Lo spettacolo ci allontana dalle stereotipate deformità fisiche e morali dei personaggi che lo popolano, indagando, a volte anche con ironia, le loro deformità psicologiche, le devianze, le pulsioni morali e politiche che non sanno (e non sappiamo) dominare alla ricerca di un ordine che ci sfuggirà sempre. Un mondo che continua a corrisponderci e assomigliare al nostro. Affollato dall’eco di domande che non avranno mai risposta. Ma è la potenza espressiva della parola che ci appare, non solo straordinaria, ma sorprendentemente “moderna”. Una lingua che si confonde con la musica, che riesce a diventare suono, colore, emozione. Il “viaggio” è la possibilità di addentrarsi nei meandri profondi e nascosti della mente, innervati dalle nostre paure inconsce. Il nostro Inferno è popolato da quei personaggi che abbiamo conosciuto sui banchi di scuola e a cui il teatro consente, in qualche modo, di “staccarsi” con la violenza delle loro passioni, dalle pagine scritte per diventare nuovamente vivi, veri, carnali. La drammatica dolcezza di Francesca, il dolore senza fine di Ugolino, padre, prima che uomo sconfitto, la denuncia implacabile della deformazioni della Chiesa, l’avventura senza limiti di Ulisse sono solo alcuni dei passaggi che in un mondo di colori e figure indistinte, di movimenti e voci che si rincorrono, compongono il nostro “viaggio” a fianco del poeta.
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