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IO AMO HELEN
temi musicali Ginevra Di Marco musiche di Torgue/Houppin, Matmos, Peter Gabriel, Chopin luci e scene Lucio Diana organizzazione Roberta Savian coordinamento tecnico Massimilano Bressan produzione Tangram Teatro Torino con il sostegno del Sistema Teatro Torino ed in collaborazione con Fondazione Teatro Piemonte Europa
Questa è la storia di Helen Keller, sordo-cieca dall’età di due anni, che forse per un’innata forza interiore, o più semplicemente perché è dalla percezione del limite che a volte nasce la creatività e il bisogno di trovare strade, riesce a uscire dal buio e dalla solitudine. E’ la storia di Helen, dell’intenso rapporto con la sua maestra che, con intelligente intuito e amore, trova il modo per restituirle un’esistenza dignitosa e una possibilità di comunicazione. Comunicare significa "mettere insieme", stabilire una relazione con qualcosa o qualcuno, talvolta con difficoltà, dovendo superare dei limiti non sempre fisici, ma spesso mentali, culturali, educativi. Helen dunque diventa metafora di quella che è la nostra difficoltà ed allo steso tempo il nostro bisogno di comunicazione. Helen morirà nel 1968, all’età di 87 anni, lasciando un segno indelebile nella consapevolezza che è proprio nella comunicazione che l’uomo esiste e può esprimersi, costruendo così il senso della propria esistenza. Senza questa possibilità di relazione egli non è più niente, non gli resta altro che la sua solitudine, la sua gabbia oltre la quale non può vedere, sentire, toccare. L’essere umano è dotato di un corpo che ha senso solo se diventa un corpo sociale, comunitario, e cioè volto ad entrare in relazione con la comunità. Il corpo comunitario è la zona in cui si esprime il senso, dove circolano i simboli e le energie proprie di ogni essere vivente, dove avviene lo scambio. Si può affermare che la vera nascita non avvenga nel momento in cui si esce dal ventre materno, ma nell’istante in cui incominciamo ad instaurare uno relazione con la comunità di cui facciamo parte. Come nelle società primitive, noi nasciamo quando nasciamo nella vita sociale, prima siamo soltanto un semplice corpo singolo. Il corpo comunitario non può accettare che l’individuo viva solo, separato dalle cose e dagli altri esseri viventi, chiuso dentro un bolla impenetrabile, perché una simile situazione farebbe di quell’individuo il punto in cui il processo di scambio e di relazione si arresta, interrompendo così la circolazione delle idee e dei corpi e generando nella comunità un vero senso di smarrimento. Il bambino, nel suo percorso di crescita, impara gradualmente a passare dal verso alla parola articolata, nel tentativo di comunicare con l’ambiente, e così il linguaggio non è altro che il prolungamento del suo corpo oltre i limiti fisici, nel tentativo di scoprire l’altro e di instaurare relazioni. Il silenzio è un segnale comunicativo di grande forza, esso può essere costruttivo oppure può essere una porta chiusa verso il mondo esterno, quindi difensivo, ma quando esso è costrizione diventa una gabbia da cui il corpo vorrebbe uscire, ed lì che inizia quel cammino che porta una bambina come Helen a rompere la barriera della solitudine. Helen lo fa con forza, con grida, con rabbia, passa dalla violenza per poter arrivare alla dolcezza, riuscendo a trovare uno spazio per le emozioni positive, per l’amore, per tutte le cose del mondo che i suoi occhi non vedono, ma di cui i suoi sensi percepiscono l’infinita bellezza. Attraverso il risveglio dei sensi, Helen entra in contatto col mondo, a rinascere nella consapevolezza di una vita nuova in cui la porta della conoscenza le si spalanca facendole scoprire la bellezza e la magia di un universo che può essere toccato e vissuto. Contro la paura dei genitori, contro la pietà di chi la compatisce, contro l’ottusità delle persone piccole, Helen apre lo scrigno che racchiude una realtà di colori, suoni, vibrazioni e sapori ai quali anche lei, ora, può partecipare con gioia. Grazie all’incontro con la quella che sarà la sua maestra di vita, Helen arriva a percepire e a dialogare con la realtà esterna, Anne Sullivan sarà per lunghi anni la voce di Helen, la seguirà fino all’università traducendo per lei in alfabeto manuale le parole degli insegnanti durante le ore di lezione, ma soprattutto l’incontro con Anne permetterà alla piccola Helen di conoscere il mondo, gli animali, la natura, gli altri esseri umani ed infine l’amore.
“Ancora oggi il silenzio grava immenso sull’anima mia. Ma poi sopraggiunge la speranza e mi dice sorridendo: la gioia sta nel dimenticarsi di sé.
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