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Home __________________ __________ | ARCHIVIO Produzione 2004 ______________________________________________________________________ Lucilla Giagnoni Bruno Maria Ferraro in Giorgio Gaber La libertà non è ...
Frammenti e monologhi dalle opere di Giorgio Gaber e Sandro Luporini Regia Ivana Ferri SCHEDA DELLO SPETTACOLO
Iniziativa realizzata nella stagione 2003-2004 da Tangram Teatro Torino in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino e con l’Associazione Giorgio Gaber di Milano, con il contributo della Regione Piemonte, della Provincia di Torino e della Città di Torino nell’ambito del Progetto Speciale “FolleMente” e della Compagnia di San Paolo. Con la partecipazione dell'Assessorato alle politiche culturali della Città di Roma, la provincia di Rimini e le Teche Rai. Un ringraziamento particolare per la collaborazione e l’amicizia a Laura Salvetti Firpo e a Paolo Dal Bon. GIORGIO GABER: La libertà non è... Frammenti e monologhi dalle opere di Giorgio Gaber e Sandro Luporini musiche originali di Giorgio Gaber con Lucilla Giagnoni Bruno Maria Ferraro
Regia di Ivana Ferri
Coordinamento video Renato De Marco coordinamento tecnico Silvio Giordano montaggio video e sonorizzazione Gianni De Matteis Materiale tcnico A.D.M. Illuminitecnica Organizzazione Simona Tropea Produzione Tangram Teatro Torino In collaborazione con il Teatro Stabile di Torino e l’associazione Culturale Giorgio Gaber di Milano Un particolare ringraziamento per l’amicizia e la collaborazione a Laura Salvetti Firpo e a Paolo Dal Bon Entrare in punta di piedi nel repertorio teatrale di Gaber, che per tanti anni è stato il terreno privilegiato di incontro con il pubblico. Ricreare una situazione scenica che ci porti a ricordare ma soprattutto a rivivere quel rapporto unico che lui aveva con la parola, così intenso, così fisico. Ed è il recupero, non di un percorso cronologico di opere che hanno lasciato segni profondi, ma di quel rapporto diretto ed immediato con “le persone”, che è la cifra di queste serate di spettacolo. Due voci recitanti, ripercorrono alcune tappe fondamentali di quel “teatro di evocazione” che con il Teatro Canzone è la grande eredità che Giorgio Gaber ci ha lasciato. LA LIBERTA’ NON È.... porta in scena il percorso articolato dell’individuo che, solo con se stesso, si aggira tra le contraddizioni della nostra società. E sono i suoi “piccoli spostamenti del cuore” che lo guidano alla ricerca di una lettura del presente originale, fuori dagli schemi imposti. Cambiare per una volta il punto di osservazione vuol dire tentare di liberare la capacità di pensare senza condizionamenti, “non per – come afferma Luporini – stare alla finestra e guardare il mondo con uno stupido disprezzo, ma per cercare pezzi di verità con un calore e con un coinvolgimento personale assolutamente autentici”. LA LIBERTA’ NON È... dà quindi voce al disagio che ognuno di noi percepisce e che spesso non sa o non vuole affrontare, è la fotografia della nostra società continuamente aggiornata, ripensata, scavata. Da tratti pessimistici ad improvvise fiammate di feroce ironia la serata crea un percorso accattivante che senza un ordine cronologico rigido, restituisce in modo oggettivo la valenza di numerose prese di posizione che spesso avevano generato polemiche e accuse durissime. L’indagine politica e sociale continuamente si confonde con il disagio personale del vivere in una società che ci corrisponde solo in apparenza. Musiche di scena tratte dalle tracce originali de “La mia generazione ha perso” e “Io non mi sento italiano” Giorgio Gaber- Sandro Luporini IL TEATRO D’EVOCAZIONE “Abbiamo chiamato il lavoro di questi anni ‘Teatro d’evocazione’ anche se non siamo stati certo noi a inventare questa formula. Chiunque reciti da solo e voglia rappresentare una storia a più personaggi non ci pare abbia molte altre strade. Per arrivare all’emozione del teatro, l’attore, oltre a raccontare, deve vivere al presente personaggi e fatti che sono nella sua memoria.” (Giorgio Gaber – Sandro Luporini) Ed è proprio per ritornare “all’emozione del teatro”, a quello straordinario rapporto di condivisione con il pubblico che ha segnato il lavoro di Gaber e Luporini dal 1970 al 2002, che abbiamo deciso di rimettere in gioco, su un palcoscenico, alcuni dei più significativi lavori di una coppia di autori che, con ironia ed intelligenza è intervenuta in modo continuo sulla crescita sociale di diverse generazioni. Certo, tutta la produzione di testi per il teatro (oltre che le canzoni) passavano attraverso la fisicità coinvolgente del Gaber attore, ma il suo lavoro conserva una forza e una valenza drammaturgica che sicuramente continuerà a parlare al pubblico nei prossimi anni. Al Teatro, a quel rapporto così intenso e vero tra scena e platea, affidiamo non solo il ricordo di una figura di artista assolutamente unica e irripetibile, ma le emozioni, gli umori, le riflessioni, la capacità di intervento di testi in prosa, dotati di una lucidità di analisi e di una forza espressiva rara. (Ivana Ferri - Bruno Maria Ferraro) “ Credo che ci siamo sopportati perché tra noi c’è sempre stata sintonia, oltre il lavoro dello scrivere insieme. Quando ci incontriamo d’estate parliamo del mondo, discutiamo delle cose che ci sembrano urgenti e decisive, di quello che ci indigna e di ciò che ci piace. C’è una corrispondenza di dialogo. Cosa abbastanza rara. Generalmente le persone tendono a prevaricarsi a vicenda. Noi siamo sintonici, quando lui dice qualcosa di particolarmente intelligente io sono contento, non dico: maledizione, perché non l’ho pensato io. (…) Eravamo ragazzi, vicini di casa a Milano. Io frequentavo un gruppo di pittori e ci incontravamo per scambiarci idee. Nel gruppo c’era Sandro, più grande di me di sette, otto anni. Abbiamo cominciato a scrivere per gioco, io facevo il cantante televisivo e le canzoni che scrivevamo non erano adatte, ma al primo spettacolo teatrale lui già c’era. (…) Sì, lui dà l’apporto letterario, io quello teatrale e musicale. Ma c’è una condivisione totale, io non andrei mai sul palcoscenico a cantare qualcosa che non condivido, né Sandro firmerebbe un testo che sente estraneo.” (Giorgio Gaber da "Vi presento il pittore che scrive le mie canzoni", Il Venerdì di Repubblica 12/10/2001)
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