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Silvia Battaglio
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VIDEO PROMO

“…allora io vado all’acqua, che da sola mi calma, a lei vado come al fondo di me, alla radice, al letto, alla mia mamma acqua vado…”

OFELIA

liberamente tratto da “Amleto” di William Shakespeare

con riferimenti a Pier Paolo Pasolini, Mariangela Gualtieri, Albert Camus, Nada, Marguerite Duras

 

di e con  Silvia Battaglio

 

consulenza registica             Ivana Ferri

Scenografia                          Lucio Diana

video e immagini                    Bruno Maria Ferraro

Realizzazione video                Gianni De Matteis

voci di                                   Eliana Cantone e Silvio Giordano

foto di scena                        Rudy Piccinni

musiche di                         Goran Bregovic, Tin Hat Trio, Craig Armstrong,  Quintorigo,  Opus Avantra, Peter Gabriel

 Organizzazione                Simona Tropea

 Ufficio stampa                 Tangram Teatro Torino

 Produzione                 Tangram Teatro Torino in collaborazione con Sistema Teatro Torino

 


ofelia

Alla ricerca di una via, di un modo, di una sensazione che si trasforma in storia.

Ofelia attraversa i secoli, parte da Shakespeare per volare oltre, in un presente che spesso con difficoltà tentiamo di "leggere" ed interpretare. Ofelia vive nascosta tra le pagine dell’Amleto, subisce un destino subalterno. Eppure il suo respiro, le sue ansie di bambina arrivano fino a noi che non siamo poi così diversi.

Lo spettacolo affonda le sue radici nell’opera shakespeariana, ma ci propone in modo attuale il problema della follia che nasce ed implode all’interno dei rapporti familiari utilizzando tra gli altri riferimenti a Pier Paolo Pasolini e a Mariangela Gualtieri.

Ci stupiamo quando tragedie familiari approdano sulle pagine dei giornali, ci sentiamo diversi, incapaci persino di comprendere. E non riconosciamo pulsioni che innervano il nostro quotidiano. Scegliere a volte è costrizione e genera spaccature. Vogliamo dominare guerre e non sappiamo confrontarci con noi stessi.

In OFELIA, il suono della parola genera un’emozione che diventa musica, si trasforma in movimento, vola, apre ali per cercare di racchiudere una sensazione che si dissolve nella fatica dei nostri giorni, nell’impossibilità di essere e di reagire, più che agire.

“ E’ un’Ofelia multiforme quella cui Silvia Battaglio offre voce e corpo. Ofelia e Amleto, Ofelia e Polonio, Ofelia e Gertude. Un gioco ad incastri che si sostanzia in un articolato percorso di parole, immagini e suoni con la giovane protagonista a vivere un disagio che la imprigiona in una sospensione spazio-temporale, fuori dal tempo e dal mondo: ed ecco la parola farsi immagine per riempire lo spazio in sequenze coreografiche di grande impatto dove ad impressionare è la padronanza del materiale drammaturgico ed emotivo. Un’Ofelia pronta a vestire i panni di Amleto, ad evocare Polonio o la Regina Gertrude, sempre con estrema naturalezza ed apparente facilità, salvo poi abbandonarsi ad un delirio finale che sembra volere, in maniera del tutto provocatoria, interrogare ed interrogarsi sul dramma eterno ed inenarrabile della follia umana.” Roberto Canavesi



Note allo spettacolo

 

Per Amleto il mondo non sembra più essere un luogo di coerenza ma anzi un insieme di gesti e parole sparse, svuotate del loro senso più profondo.

Amleto vive in una sorta di disequilibrio continuo, interrogandosi sul senso più profondo della vita, chiedendosi se esista ancora un centro, un modello del mondo, una verità, una certezza.

Lo spettacolo ruota intorno alla sospensione dell’azione, per cui Amleto non agisce e si rifugia nelle sue intime nostalgie. Nostalgia dell’essere, della verità.

Nostalgia della madre idealizzata, di un amore idealizzato di cui proprio Ofelia è protagonista, lei che si vede costretta a cadere nei giochi di parole talvolta crudeli che Amleto le impone, costretta a dimenticare il suo amore per lui.

Respinta senza motivazione, Ofelia trova la sua libertà nella follia, nella quale incrocia i suoi ricordi, i fantasmi dell’amore perduto e del tradimento stesso.

In un contesto nel quale l’azione e il senso dell’azione sono sospesi, Ofelia è il personaggio centrale intorno al quale le immagini e le parole dette, vengono a confluire come qualcosa di antico ma ancora fortemente presenti nei suoi pensieri.

Ofelia è sospensione del tempo, come il mondo intorno, come l’amore perduto immutabile, impalpabile. Ofelia è separazione da qualcosa che di per se non ha avuto fine, quello che rimane tra la logica del pensiero, che la rassicura, e la non-logica delle sensazioni legate alla pelle…che poi sono i corpi, le mani, i sapori, le musiche che seducono e che rimangono nella testa.

Ofelia ricorda, ascolta, dimentica…per poi tornare indietro nella memoria. Ofelia aspetta. Aspetta di ritrovare il ricordo per tenerlo stretto, per fermare il tempo e trattenere il respiro. Aspetta di capire, di rivedere il suo amore.

Rimpiange. Mette ogni cosa in ordine nella sua testa. E poi sta lì. E ascolta.

Il senso dell’attesa. Per tornare di nuovo all’inizio...dentro un abbraccio.


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      ultimo aggiornamento  giovedì 08 aprile 2010 
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