Recensione:
Dopo aver assistito a Dedicato ad Alda Merini, il recital che Ivana Ferri affida a Lucilla Giagnoni come atto inaugurale della stagione 2010-2011 de Il teatro della differenza, una singolare curiosità invade lo spettatore: chissà come la “burbera” Merini avrebbe commentato il suggestivo viaggio all’interno del suo universo poetico, un itinerario in perenne bilico tra vita vissuta e vita raccontata che strizza l’occhio a quella società provocatoriamente perfetta, in realtà assai perfettibile, da sempre al centro dell’indagine letteraria di una delle cantrici più ispirate del Novecento italiano. Spaziando da racconti di vita alla lettura di liriche e segmenti autobiografici, Ivana Ferri prende per mano lo spettatore per guidarlo in un percorso dove trovano spazio gli amori passati al pari del difficile rapporto con i figli, passando per quel legame di continua attrazione-repulsione che lega la giovane Alda alla figura dei genitori. A dominare su tutto, però, è il buio dell’oblio legato al manicomio ed all’utilizzo dei farmaci che sembrano condurre anima e corpo in una progressiva ed inesorabile discesa agli inferi. Muovendosi su un colorato tappeto di rose rosse, Lucilla Giagnoni è la perfetta interprete delle ansie e delle sofferenze di una donna testimone del nostro tempo: l’alternasi di letture e monologhi alla proiezione di immagini dal forte valore simbolico è funzionale alla creazione in scena di una scatola dei sentimenti, una “magic box” fonte surgiva, per la platea, di suggestioni ed emozioni della nostra recente storia che oggi possiamo raccontare grazie soprattutto all’opera di un mai troppo rimpianto Franco Basaglia. Uscendo dalla piccola sala del Tangram rivolgiamo ancora una volta lo sguardo alle sedie ormai vuote, alle rose rosse sparse sul palco, ai fogli appoggiati sul leggio: e nella penombra piace immaginare proprio lei, seduta in un angolo, intenta a truccarsi con il suo inseparabile rossetto, con tanto di immancabile sigaretta. Un sogno certo, un viaggio con la fantasia condito da un sano romanticismo, ideale epilogo di una serata salutata con affetto dal pubblico presente. Roberto Canavesi |