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Né religioso, né laico, ma solo profondamente umano: Un sogno per Maria Una giovane donna si fa interprete della figura forse più emblematica della religione cristiana, simbolo della assoluta remissione al volere divino, puro grembo immacolato, strumento umano di un disegno celeste cui è impossibile ribellarsi, e le dona lo spazio di un sogno. Le concede la femminilità e la paura, il dubbio e l’audacia, la volontà e la debolezza. Alla vergine madre che sarà, ricongiunge la bambina che è appena stata, ne racconta la solitudine, ne condivide i desideri, i giochi, la musica, i respiri. Al destino che non contempla vie di fuga, sottrae il tempo segreto dei pensieri che si fanno domanda, la speranza prepotente di una possibiltà di scelta, ciò che resta di una notte di stella cometa, quando una madre culla tra le braccia il suo bambino, ancora soltanto suo, ancora soltanto un bambino. Né religioso, né laico, ma solo profondamente (e mai banalmente) umano, il percorso compiuto da Silvia Battaglio per la costruzione del suo Un sogno per Maria è esemplare per coerenza e stile: una ricerca accurata e di ampio orizzonte che affianca l’intensità struggente delle parole di Erri De Luca a quelle tratte dalla Bibbia e dal protovangelo di Giacomo; che sposa la luminosa essenzialità dei versi di Mariangela Gualtieri alle riflessioni sulla condizione femminile di giornaliste come Barbara Alberti. Con la ricca messe così accuratamente selezionata a misura della propria sensibilità, l’attrice torinese sfodera ottime e variegate qualità espressive alternando teatro di parola, teatro danza, canto. Ma sono proprio l’intelligenza e la maturità artistica ormai consolidate di Silvia Battaglio a far desiderare da lei qualcosa in più: il coraggio di abbandonare gli spettacoli-collage, per quanto formalmente ineccepibili, per elaborare un allestimento originale che osi l’inedito, che abbia parole proprie, che dia voce alla sua poetica, che azzardi una nuova creatività permettendole di mettersi in gioco sino in fondo. Restiamo in attesa, curiosi e fiduciosi. Monica Bonetto