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Silvia Battaglio
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stagione teatrale duemila89 Tangram Teatro

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4 e 5 aprile
ore 21,00

TANGRAM TEATRO
Via Don Orione 5 - Torino

DESIDERANZA
menzione speciale Premio Scenario 2007

 

 

di e con Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi

progetto luci Cristian Zucaro

Foto di Marco Caselli Nirmal

Organizzazione Elisa Piselli

Produzione TEATRIALCHEMICI Palermo

 

 

Spettacolo intenso e commovente, DESIDERANZA ha ottenuto nel 2007 una menzione speciale al Premio Scenario con la seguente motivazione: "Per la forza poetica e l’energia implacabile con cui i due attori rappresentano un dramma famigliare orribile e attraente, consumato nella chiusura e nella solitudine, fra fantasmi insepolti e angherie quotidiane, in un sud che mescola religione e superstizione, amore e violenza, esterni assolati e interni vischiosi, dove la malattia è destino e la libertà è un sogno da lanciare nel vuoto, in un crescendo distruttivo di dolore e abbandono magistralmente scritto e magistralmente interpretato sulla scena."

Teatrialchemici  è una compagnia palermitana, sicuramente tra le realtà emergenti  nel panorama del teatro nazionale. 

 

Menzione speciale Premio Scenario 2007

Motivazioni della Giuria:

"Per la forza poetica e l’energia implacabile con cui i due attori rappresentano un dramma famigliare orribile e attraente, consumato nella chiusura e nella solitudine, fra fantasmi insepolti e angherie quotidiane, in un sud che mescola religione e superstizione, amore e violenza, esterni assolati e interni vischiosi, dove la malattia è destino e la libertà è un sogno da lanciare nel vuoto, in un crescendo distruttivo di dolore e abbandono magistralmente scritto e magistralmente interpretato sulla scena."

 

In un desolato paese della Sicilia, nel giorno di Sant’Antonio due fratelli salgono fino alla stanza soprasopra. Pino, primo fratello, e Sergio, handicappato, mezzo cervello, fardello più che fratello.
Qualche piano sotto qualcosa di terribile è accaduto. Centocinquanta chili di madre-padrona giacciono nella vasca da bagno.
La giornata di Sant’Antonio è giorno di liberazione, di volo. I due fratelli, dopo essersi liberati dalla zavorra materna, sognano di arrivare dritti nella casa dell’Orsa Maggiore, su nel cielo. Ma serve un ultimo gesto: estremo, calcolato e spettacolare, da compiere proprio mentre la processione con la banda e la statua del Santo passano sotto la loro finestra: “Sergio, tudei io e tu veri femus!”.
Questo dramma familiare si consuma tutto negli istanti che precedono il sommo atto; brevi momenti in cui è possibile leggere la vita intera della misera famiglia, scandita da pisciate e cacate della matrona, dai cambi di mutande, dai bagni in vasca per sgrasciarla, tentando di resistere agli improperi e ai suoi capricci da generalessa.

In scena basta una tenda a fiorellini. L’intensa interpretazione dei due attori è sufficiente a creare attorno a quel lembo di stoffa non solo tutta la casa ma il paese intero, con il buio, i vizi e le superstizioni.
I fratelli si passano il ruolo del coraggioso come un testimone nella staffetta, e continuano ad amarsi e ad accudirsi a vicenda anche nel momento estremo. Si inventano un mondo tutto loro che diventa simbolo di quello che non hanno conosciuto nella realtà: la foto di Antonella, tutta minne e culo, da tenere nella tasca dei jeans – anche se le donne sono tutte buttane – e un tappetino che, come quello di Aladino, diventa piattaforma di lancio verso l’universo.
Uno spettacolo semplice, generoso e lancinante, che ha ottenuto una segnalazione speciale al Premio Scenario 2007 poiché “magistralmente scritto e magistralmente interpretato”.

(presentazione dello spettacolo di Alessia Racicchini, pubblicata su Krapp’s Last Post)

 

Riempiamo ogni giorno la vasca per lei:

Strìcala, lavacci le spalle, è tutta pisciata, sgràsciala tutta, sempre co lei dobbiamo stare…

le femmine sono tutte buttane

Quanti sono i gradini che ci porteranno alla stanza soprasopra?

E quanti anni impiegheremo per farli, Sergio?

Chi li ha mai contati! Ma verrà il tempo di salire

 

Ancora una lavata, due lavate, tre asciugate, quattro morvi, sette pisciate, tre mutande, venti cacate, nove lenzuola, 150 chili di madre, mezzo cervello di fratello

Mai uscire. Guai a uscire. Guardare dall’alto il resto del mondo, miniaturizzarlo e sentirsi potenti; i signori crudeli e i fedenti tutti sono formiche, e dall’altolontàno posso essere il padrone del mondo

 

Non posso fare a meno di questa casa, Sergio, tu sei la mia malattia preferita, la colonna portante, il bastoncino della mia vecchiaia…lo senti? Osculta il silenzio… lo senti il peso della casa? E allora tieni il tetto, se no crolla, resisti, occhei! Fermo così…

 

Oggi è Santantonio, Sergio!

È oggi che la mamma si lava da sola.

La processione sta passando sotto codesta finestra, c’è la banda! Tutto il paese si deve ricordare di questo Santantonio! ! Eppy, eppy  in de aus! Tudei io e tu veri femus!

Ma dobbiamo prepararci, respirare, non mangiare, per arrivare? Puliti! e leggeri, senza cibo nello stomaco e zavorre nella testa, o vuoi arrivare cacato? No! Che cosa deve dire padre Gruppuso?

 

Pino…Lo senti? C’è SantoAntonio, è sotto di noi, è arrivato… aggrappami mon amùr, e vola…

tudei io e tu veri femus!


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      ultimo aggiornamento  giovedì 08 aprile 2010 
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