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Home __________________ __________ | stagione teatrale duemila89 Tangram Teatro
Dalla recensione di Osvaldo Guerrieri su LA STAMPA: “Ma che brava Silvia Battaglio. Questa giovane danzatrice, che percorre da qualche anno una propria strada teatrale in cui il gesto si alimenta di parola e musica.(…) Chi è Maria? L’evangelica madre di Dio? Una donna del nostro tempo? Forse tutto questo insieme. Non a caso il testo assembla brani mistici, letterari e citazioni giornalistiche (…) Ma al di là di una generica pulsione di libertà, quel che prevale è la spinta al sogno (…) Tutto ciò si traduce in uno spettacolo struggente e in alcuni tratti polemico e accusatorio (…) il che suggerisce alla Battaglio una doppia forma espressiva: drammatica, elettricamente violenta e sul limite del marionettismo negli episodi di contrasto; soavemente distesa nelle altre. Una prova bellissima accolta con molti applausi.”
“ Maria rappresenta la seconda tappa di un percorso di ricerca teatrale iniziato con “Ofelia”, presentato nella stagione 2005/2006 del Teatro Stabile di Torino. Un percorso di lavoro articolato che vuole raccontare una storia, la storia vista dall’altro, dalla parte di chi non è vera protagonista, ma la cui esistenza è servita alla storia, alla vicenda, agli uomini. Maria, come già Ofelia, rappresenta l’occasione per puntare l’obiettivo su personaggi appartenenti alla nostra cultura che solo apparentemente rivestono un ruolo subordinato nei loro ambiti. Su tali figure femminili gravano le contraddizioni di una società prevalentemente maschile, contraddizioni che attraversano epoche e contesti storici, arrivando a noi con il loro carico di domande senza risposta. Per Maria sembra esserci una strada segnata, un destino che le corre affianco e che la spinge a subire il forte richiamo al ruolo di Vergine e Madre.Maria vive in funzione di un disegno più grande, affinché la storia si compia così come era stato deciso dall’alto, affinché qualcun altro possa apportare un cambiamento. Per Maria sembra esserci una strada segnata, un destino che le corre affianco e che la spinge a subire il forte richiamo al ruolo di Vergine e Madre. Maria vuole vivere e, in quello spazio essenziale che le è stato consegnato, cerca di evadere con la mente tra la terra e cielo, tenta una strada verso la libertà, verso la propria autodeterminazione che cerca di farsi spazio all’interno di un disegno già scritto, di un mondo nel quale già esiste un ruolo per lei, ancora bambina. E se è pur vero che sono gli adulti a fare la storia, Maria la re-inventa come in sogno e nel sogno trova speranza di libertà, di respiro, fuori dalle costrizioni, dalle aspettative altrui, da quel dover essere che soffoca i desideri, rendendoli ricordi polverosi e lontanissimi.
Ed è lì, tra i ricordi, tra gli oggetti della sua infanzia rubata, che Maria cerca di ritrovare se stessa. Nelle canzonette, negli oggetti che sono eterni Maria torna indietro, all’inizio di questa storia voluta dagli uomini…e gioca, come ogni bambina, immaginando forse di essere qualcun altro, ricreando un mondo di idee che in qualche modo contrasta con il richiamo esterno, con il mondo degli adulti che impone le regole e che talvolta cerca nella parola di Dio una giustificazione al male e al bene.
Nel suo essere eterna, Maria è personaggio di forte attualità. Umile e volitiva bambina, audace e impaurita, forse figlia non desiderata che trova in un amore casuale la via di fuga alla solitudine.
Ma questo è l’amore assoluto che impone una scelta assoluta, dalla quale non si può tornare indietro, un amore che libera e che allo stesso tempo condanna a un ruolo definitivo. Quello di madre. E soprattutto “Gioisci Maria, piena di grazia, il Signore è con te. L’essere santo che nascerà da te sarà chiamato Figlio dell’Altissimo. Gli imporrai il nome Gesù” (Il Protovangelo di Giacomo). Il ruolo definitivo di essere madre di Dio.
La musica della sua infanzia viene man mano coperta da una musica più alta, come il richiamo ad una vita non più sognante, il richiamo al dovere, all’età adulta, alla missione. E forse Maria avrebbe voluto sentirsi libera di scegliere per sé un altro destino, avrebbe voluto essere più figlia che madre, più sorella che moglie. Maria crede, e crede in quel Dio che è dentro tutte le cose, il Dio che vive nel cuore degli uomini, senza cercarlo troppo lontano. Maria crede che la libertà sia nello slancio disperato e confuso di un’anima bambina, nella meraviglia di fronte alla scoperta, nel volare alto delle proprie idee, crede nella verità della vita terrena, che è l’unica cosa di cui sente la gioia e il dolore. E al di là del destino che qualcuno ha scritto per lei, nessuno potrà privarla del suo sogno di libertà.
Mentre in scena la parola si fonde con la danza e diventa canto, prende forma un personaggio straordinario che ci racconta come l’individualità, allora e oggi, soccomba sovrastai accompagnano alcune citazioni e suggestioni tratte da Erri De Luca, Barbara Alberti e Mariangela Gualtieri. Un viaggio in punta di piedi nella “non-appartenenza”, lì dove si generano i drammi più forti, emotivamente autentici, attraverso i quali specchiare le nostre paure e capire il mondo.
Maria porta piano il pubblico dentro la sua storia, dentro un destino che non le lascia possibilità di scelta, ricrea il suo percorso e prova per una volta a cambiare il corso della “sua storia”.
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