(Cavallerizza reale)    16-17-18-19-20-21 marzo
silvia battaglio

IO AMO HELEN

e con Patrizia Pozzi, Alessandro Curino, Amalia De Bernardis

prod. Tangram Teatro con il sostegno del  Sistema Teatro Torino
ed in collaborazione con la Fondazione Teatro Piemonte Europa
 

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Silvia Battaglio
Bolg

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27 gennaio 

Giorno della Memoria
 

Il calendario della stagione 2009-2010

Il testo dell'articolo 1 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 così definisce le finalità del Giorno della Memoria:

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. »

                   
                   

 Ricordare … ma come?   
Allontanandosi, gli eventi rischiano di lasciare una traccia sempre più labile nella nostra memoria e anche nei segni architettonici della Città e del territorio.
Tangram Teatro e la Facoltà di Architettura provano a percorrere insieme una strada inconsueta per affermare con forza il valore e l’indispensabilità della “memoria” materiale ed immateriale.
 Vivere  il ricordo della Shoah attraverso la conoscenza di ciò che è stato storicamente il ghetto ebraico di Torino in parallelo con la messa in scena di una meravigliosa storia che traccia l’evoluzione di una famiglia ebraica da metà ‘800 fino ai giorni nostri,  è un’operazione articolata che coinvolge Istituzioni, artisti e studiosi accomunati dalla convinzione che  la memoria sia un obbligo civile.
 Sono elementi, spunti, stimoli, fantasie  per condividere in modo forte un dolore che non si deve spegnere mai,  e che può insegnarci a  costruire un futuro più consapevole.
Ecco il perché di questo “strano” incontro tra teatro, architettura  e letteratura.

 

L'ingresso al Salone d'onore del Politecnico è libero
L'ingresso al teatro Vittoria è ad inviti e libero ad esaurimento dei posti in sala.

 

Un incontro
 

Politecnico di Torino, Facoltà di architettura 1
Salone d’Onore del Castello del Valentino
Viale Mattioli 39 - Torino

ore 17.30     ingresso libero

 MEMORIA  FRAGILE
Alla ricerca del ghetto ebraico di Torino

“Lezione aperta” sulle testimonianze materiali
ed immateriali delle tragedie del Novecento
 

Intervengono:
Guido Montanari

                Conservare la memoria delle tragedie
Valentina Franco
                 Il Ghetto di Torino tra archivio e realtà

 Saluto introduttivo di

        Francesco Profumo

       Rettore del Politecnico di Torino 

       Ferruccio Zorzi
       Preside della Facoltà di Architettura 1

     
Gianni Oliva
 
      Assessore alla Cultura della Regione Piemonte

       Fiorenzo Alfieri
   
 
  Assessore alla Cultura e al 150° dell'Unità d'Italia della Città di Torino

 

  

E’ possibile tramandare le testimonianze materiali dei fatti più sconvolgenti del secolo scorso al di fuori della celebrazione retorica o della monumentalità? Come conoscere e conservare le tracce di un tragico passato che alcuni vorrebbero cancellare? Quali sono i luoghi dove si sono svolte le vicende della persecuzione degli ebrei di cui sentiamo parlare o di cui leggiamo sui libri? Sono alcune delle domande alle quali nel corso di questa “lettura aperta” Guido Montanari e Valentina Franco, proveranno a rispondere in una giornata simbolica come il 27 gennaio. Tra gli interventi dei relatori si colloca la lettura di alcuni brani selezionati da Elena Loewenthal su alcune testimonianze storiche dal ghetto di Torino.

 

L’iniziativa, sviluppata dal Politecnico di Torino in collaborazione con il Tangram Teatro e con il patrocinio del Comune di Torino, vuole testimoniare concretamente l’interesse della Città e delle sue istituzioni culturali sui temi della conservazione della memoria materiale contemporanea.

 

 

Guido Montanari, architetto, docente di Storia dell’architettura contemporanea presso la Facoltà di architettura 1 del Politecnico di Torino, ha scritto libri e articoli sull’architettura e la città dell’Ottocento e del Novecento.

 

Valentina Franco, architetto, si è recentemente laureata in storia dell’architettura con una tesi sulle trasformazioni architettoniche e urbane del ghetto ebraico di Torino, dalla sua lontana nascita ai nostri giorni

 

 

Uno spettacolo


Teatro Vittoria
Via Gramsci 4 - Torino

ore 21.00     ingresso ad inviti e ad esaurimento posti in sala

 Lo spettacolo sarà poi in replica dal 29 gennaio
al 7 febbraio al Tangram Teatro di Torino

 

CONTA LE STELLE SE PUOI
Dall’omonimo romanzo di Elena Loewenthal
Giulio Einaudi editore

Adattamento Bruno Maria Ferraro e Ivana Ferri

Con Bruno Maria Ferraro
Messa in scena Ivana Ferri
Impianto scenico di Lucio Diana
Ricerche iconografichedi Guido Montanari
Musiche di scena di Ludovico Einaudi
Direzione tecnica Gianni De Matteis
Voci fuori campo Elena Pasqualoni e Alessandro Curino
Coordinamento tecnico Massimiliano Bressan
Organizzazione Roberta Savian

Produzione Tangram Teatro Torino

 

“Conta  le stelle, se puoi” è una storia di quelle che si potrebbero raccontare una sera d’inverno per il solo piacere di mescolare verità storica e fantasia.
In Piemonte si chiamavano le “Vja”. Ci si ritrovava nella stalla , la sera, per proteggersi dal freddo e qualcuno raccontava storie che sarebbero passate di bocca in bocca, di generazione in generazione.
Rinnoviamo questa tradizione le cui origini si perdono nella notte dei tempi e lo facciamo con una storia che è “la Storia” del ‘900, fatta una volta tanto con i “se” e con i “ma”; quei “se” e “ma” che la politica solitamente allontana ma diventano in questo racconto  la forza capace di scardinare il passato per pensare in prospettiva al futuro.

 “Se” Mussolini fosse morto un bel giorno del 1924, “se” il 1938 anziché annus horribilis di leggi razziali fosse stato un annus mirabilis, “se” milioni
di persone non fossero morte nei forni crematori e i loro figli fossero qui tra noi, “se”…  

Il “se”, è la forza dirompente di questa vicenda
che noi oggi portiamo in teatro.

Questa è la storia di una famiglia ebraica. È una storia più o meno vera. O meglio, è vera come avrebbe potuto esserlo se un bel giorno del 1924 a Mussolini fosse preso un colpo.

Elena Loewenthal non ha riscritto la Storia all'incontrario:  ha provato piuttosto a mettere la vita al centro, dove la morte ha cancellato tutto. Ha lasciato scorrere la quotidianità dell'esistenza, con la sua allegria e la sua insensatezza, per vedere come le gioie e le fatiche di ogni giorno possano fondersi «in una cosa sola che non è troppo distante dalla felicità».
La storia che si racconta è quella di una grande famiglia normale, resa impossibile
dall'aberrante eccezionalità della Storia.

 

 

 


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      ultimo aggiornamento  martedì 09 marzo 2010 
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