Un incontro Politecnico di Torino, Facoltà di architettura 1 Salone d’Onore del Castello del Valentino Viale Mattioli 39 - Torino ore 17.30 ingresso libero MEMORIA FRAGILE Alla ricerca del ghetto ebraico di Torino “Lezione aperta” sulle testimonianze materiali ed immateriali delle tragedie del Novecento Intervengono: Guido Montanari Conservare la memoria delle tragedie Valentina Franco Il Ghetto di Torino tra archivio e realtà Saluto introduttivo di
Francesco Profumo Rettore del Politecnico di Torino Ferruccio Zorzi Preside della Facoltà di Architettura 1
Gianni Oliva Assessore alla Cultura della Regione Piemonte Fiorenzo Alfieri Assessore alla Cultura e al 150° dell'Unità d'Italia della Città di Torino E’ possibile tramandare le testimonianze materiali dei fatti più sconvolgenti del secolo scorso al di fuori della celebrazione retorica o della monumentalità? Come conoscere e conservare le tracce di un tragico passato che alcuni vorrebbero cancellare? Quali sono i luoghi dove si sono svolte le vicende della persecuzione degli ebrei di cui sentiamo parlare o di cui leggiamo sui libri? Sono alcune delle domande alle quali nel corso di questa “lettura aperta” Guido Montanari e Valentina Franco, proveranno a rispondere in una giornata simbolica come il 27 gennaio. Tra gli interventi dei relatori si colloca la lettura di alcuni brani selezionati da Elena Loewenthal su alcune testimonianze storiche dal ghetto di Torino. L’iniziativa, sviluppata dal Politecnico di Torino in collaborazione con il Tangram Teatro e con il patrocinio del Comune di Torino, vuole testimoniare concretamente l’interesse della Città e delle sue istituzioni culturali sui temi della conservazione della memoria materiale contemporanea. Guido Montanari, architetto, docente di Storia dell’architettura contemporanea presso la Facoltà di architettura 1 del Politecnico di Torino, ha scritto libri e articoli sull’architettura e la città dell’Ottocento e del Novecento. Valentina Franco, architetto, si è recentemente laureata in storia dell’architettura con una tesi sulle trasformazioni architettoniche e urbane del ghetto ebraico di Torino, dalla sua lontana nascita ai nostri giorni | Uno spettacolo
Teatro Vittoria Via Gramsci 4 - Torino ore 21.00 ingresso ad inviti e ad esaurimento posti in sala
Lo spettacolo sarà poi in replica dal 29 gennaio al 7 febbraio al Tangram Teatro di Torino CONTA LE STELLE SE PUOI Dall’omonimo romanzo di Elena Loewenthal Giulio Einaudi editore Adattamento Bruno Maria Ferraro e Ivana Ferri Con Bruno Maria Ferraro Messa in scena Ivana Ferri Impianto scenico di Lucio Diana Ricerche iconografichedi Guido Montanari Musiche di scena di Ludovico Einaudi Direzione tecnica Gianni De Matteis Voci fuori campo Elena Pasqualoni e Alessandro Curino Coordinamento tecnico Massimiliano Bressan Organizzazione Roberta Savian Produzione Tangram Teatro Torino “Conta le stelle, se puoi” è una storia di quelle che si potrebbero raccontare una sera d’inverno per il solo piacere di mescolare verità storica e fantasia. In Piemonte si chiamavano le “Vja”. Ci si ritrovava nella stalla , la sera, per proteggersi dal freddo e qualcuno raccontava storie che sarebbero passate di bocca in bocca, di generazione in generazione. Rinnoviamo questa tradizione le cui origini si perdono nella notte dei tempi e lo facciamo con una storia che è “la Storia” del ‘900, fatta una volta tanto con i “se” e con i “ma”; quei “se” e “ma” che la politica solitamente allontana ma diventano in questo racconto la forza capace di scardinare il passato per pensare in prospettiva al futuro. “Se” Mussolini fosse morto un bel giorno del 1924, “se” il 1938 anziché annus horribilis di leggi razziali fosse stato un annus mirabilis, “se” milioni di persone non fossero morte nei forni crematori e i loro figli fossero qui tra noi, “se”… Il “se”, è la forza dirompente di questa vicenda che noi oggi portiamo in teatro. Questa è la storia di una famiglia ebraica. È una storia più o meno vera. O meglio, è vera come avrebbe potuto esserlo se un bel giorno del 1924 a Mussolini fosse preso un colpo.
Elena Loewenthal non ha riscritto la Storia all'incontrario: ha provato piuttosto a mettere la vita al centro, dove la morte ha cancellato tutto. Ha lasciato scorrere la quotidianità dell'esistenza, con la sua allegria e la sua insensatezza, per vedere come le gioie e le fatiche di ogni giorno possano fondersi «in una cosa sola che non è troppo distante dalla felicità». La storia che si racconta è quella di una grande famiglia normale, resa impossibile dall'aberrante eccezionalità della Storia. |