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ideazione e regia Silvia Battaglio
suggestioni letterarie: Il Processo di condanna di Giovanna D’Arco, Santa Giovanna dei Macelli (Bertold Brecht), Giovanna D’Arco al rogo (Paul Claudel), Mistica d’amore (Alda Merini), L’usignolo della Chiesa cattolica (Pier Paolo Pasolini) suggestioni cinematografiche La passione di Giovanna D’Arco (Carl Theodor Dreyer) Giovanna D’Arco al rogo (Roberto Rossellini) Il processo di Giovanna D’Arco (Robert Bresson)
suggestioni musicali Giuseppe Verdi, Franco Battiato, Cccp, Dalida
montaggio video, luci e scene Lucio Diana musiche di G.U.P. Alcaro contributo alla drammaturgia Laura Bevione riprese video Elena Maria Olivero coordinamento tecnico Massimiliano Bressan organizzazione Roberta Savian
si ringrazia per la collaborazione Emanuele Sciannamea
produzione Tangram Teatro Torino con il sostegno di Sistema Teatro Torino “Dio mi ha mandato a dire per bocca di santa Caterina e santa Margherita quale miserabile tradimento ho commesso accettando di ritrattare tutto per paura della morte; mi ha fatto capire che volendo salvarmi…stavo per dannarmi l’anima”. Silvia Battaglio “incontra” nel suo personalissimo percorso Giovanna d’Arco. E, come già per Ofelia, Maria, Elettra ed Helen Keller penetra l’essenza di questi personaggi per restituircene, attraverso un originale linguaggio fatto di danza e di parola, ciò che di loro continua a vivere dentro la nostra società, a popolare i nostri sogni, a comporre un pensiero che non si piega alla convenzione. Esiste una morte più terribile di quella corporea, è la morte del sogno in cui abbiamo sempre creduto, è la morte interna, quella di chi si guarda riflesso e non si riconosce, la morte di chi ha smarrito la propria identità vendendo il suo sogno, e forse l’ha fatto per paura o per necessità, trovando nella negoziazione l’unica via di salvezza. Questa è la morte vera, quella a cui spesso ci sentiamo obbligati dai compromessi che la vita paradossalmente ci impone, quella morte che brucia dentro lo stomaco, che lascia una sensazione di bruciore nella gola, mentre il corpo, orfano della luce, continua a vivere specchiandosi dove può nel tentativo di ritrovare la sua anima smarrita.
Questa è la prospettiva attraverso la quale desidero dar vita ad una rilettura contemporanea di questo personaggio così fuori dagli schemi, affrontandone soprattutto i non detti, entrando là dove i testi non dicono ma lasciano immaginare e intuire sfumature nuove, forse più vicine a noi che viviamo nell’epoca delle contraddizioni. Forse siamo eroi solo in relazione a un determinato momento della nostra vita, solo in quell’unico istante, quando le circostanze ci portano a entrare in contatto con la nostra coscienza fino a un’integrità etica che ha qualcosa di “divino”. O forse oggi per essere “eroi” non c’entra l’etica o la missione, ma basta avere visibilità, essere protagonisti di un processo mediatico. E quindi chi è il vero eroe oggi? Come si pone di fronte al nostro vivere quotidiano? Immagino Jeanne come la storia ce la consegna, la immagino nel momento in cui firma l’atto di abiura di cui poco dopo si pentirà, riaffermando le sue convinzioni e consegnando il suo corpo al fuoco pur di salvarsi l’anima. E poi la immagino come una donna di oggi, come me. La immagino mentre firma la lettera ma poi è troppo tardi per tornare indietro, la immagino inquieta mentre fa qualcosa in cui non crede davvero, ma intanto lo fa. La immagino sdoppiarsi nel prima e nel dopo, nella sua parte femminile e maschile, la immagino prendere una decisione che va contro se stessa, privata del sogno e della possibilità di essere ricordata come una santa. E poi la immagino mentre si pente, mentre cerca parti di se, rimpiangendo i giorni in cui tutti le volevano bene, colta dal bisogno di tornare nel punto in cui ha perso se stessa. Forse si guarda dentro uno specchio e si vede invecchiata, forse confonde le immagini della televisione e le trasforma in visioni mischiando tra loro realtà e fantasia. Forse spera ancora di essere un’eroina vivendo di quelle illusioni che talvolta ci camminano affianco e che sono talmente potenti da confonderci con la realtà diventando vere e proprie visioni. Jeanne, santa, eroina, integra e forte delle sue convinzioni, ma anche niente di tutto questo perché oggi sarebbe troppo costoso esserlo fino in fondo. Jeanne, donna di successo, strumentalizzata dal potere. Jeanne e il suo corpo legato a un unico amore, Gesù. Jeanne che ha creduto nel sogno e l’ha visto bruciare. Silvia Battaglio |