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Silvia Battaglio

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ultimo aggiornamento 
sabato 31 marzo 2012

cantico dei cantici un sogno per maria narciso io amo helen vecchi amanti
Commento di Enzo Bianchi sul Cantico dei Cantici in collaborazione con il Circolo dei Lettori
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Teatro Vittoria
Via Gramsci 4 - Torino
16 marzo 2012 ore 21.00



VARIAZIONI SUL
CANTICO DEI CANTICI


 

 

con Bruno Maria Ferraro

 e con Daniela Pisci e Cosimo Sgobio

 

materiali letterari e musicali da Padre Enzo Bianchi, Francesco Piccolo, Ivano Fossati, la Bibbia, Leonard Cohen, Giorgio Gaber, Joseph Conrad

arrangiamenti musicali di Gigi Venegoni

montaggio video Gianni De Matteis
Riprese video Giulia Legora

direzione tecnica Massimiliano Bressan
assistente tecnico Sebastiano Peyronel
organizzazione Roberta Savian
collaborazione Laura Rizzo

 messa in scena Ivana Ferri


produzione Tangram Teatro Torino

 

 

ANTEPRIMA

                    
                    
                     

Info e prenotazioni : 011.338698   www.tangramteatro.it
Ingresso € 12,00 ridotti € 10,00

 


 

VARIAZIONI SUL  CANTICO DEI CANTICI

 

 

Guardo un telegiornale di questa epoca da fine impero e penso che la parola "amore" non c'entra niente.  Rileggo il Cantico dei Cantici e penso a quanti, per secoli, hanno pensato che con la Bibbia non c'entra niente....?...  

C'è qualcosa che non ci stiamo dicendo, per via di un falso pudore, per snobismo intellettuale.  Eppure tutto quello che facciamo, lo facciamo per essere amati. Ad ogni parola che pronunciamo ne fa da sottofondo un'altra: "Amami".  Sembrerebbe una richiesta  da accattoni sentimentali, ma è anche un comando a cui è impossibile ubbidire: non si può obbligare nessuno ad amare.

E intanto le canzoni continuino a parlare d'amore, sempre, comunque e malgrado tutto. La letteratura, il cinema, la poesia parlano quasi sempre di amore.  E mentre leggi notizie terribili sul giornale, ti fermi e ti chiedi perché.  Perché mentre tutto ciò accade noi parliamo d'amore?

C'è un curioso parallelo tra il "Cantico più bello" e le nostre canzoni: sembra che non c'entrino niente con il contesto dove sono saldamente radicati. Ma c'entrano eccome! Sono il telescopio che restringendo un po' il campo visivo ti consentono di guardare lontano.  Dove l'amore è materia, solidità, carne. E su questa concretezza plasmiamo affetti, plachiamo paure, entriamo in contatto con "l'altro".
Cantare una canzone, accarezzare una poesia, ridare vita al Cantico dei Cantici non è un'operazione intellettuale, è una necessità fisica. Bruno Maria Ferraro e Ivana Ferri, reduci da LA STORIA SIAMO NOI  che indagava sull'italianità,  costruiscono un percorso di testi e canzoni finalizzato alla lettura del Cantico dei Cantici. " Il mondo intero non vale il giorno in cui è stato dato ad Israele il Cantico dei cantici" diceva alla fine del I secolo  il rabbino Aquibà.  A laici, credenti, atei, cattolici, a chi non sa bene cosa pensare, chiediamo di condividere con noi questa passeggiata musicale e letteraria alla ricerca di quella zona geografica della nostra mente dove l'amore è spirito  ma anche e soprattutto materia. E dove l'uomo è forse migliore.

 


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Tangram Teatro Torino    Via Don Orione, 5 - 10141 Torino  tel. e fax 011.338.698  p. iva 06875150010   torino@tangramteatro.it    
Dati a cura di Tangram Teatro Torino. L'utilizzo di immagini pubblicate su questo sito è subordinato ad autorizzazione da richiedere a    torino@tangramteatro.it
 
                                             

Approfondimenti:

 

Perché il Cantico dei Cantici?

Ho letto il Cantico dei Cantici distrattamente molti anni fa. Ma le citazioni in "C'era una volta in America" (che noi richiamiamo nello spettacolo) mi hanno fatto tornare in mente quell'incipit strano "Mi baci con i baci della sua bocca". 
Rileggendolo è arrivata la curiosità di andare a cercare commenti ed interpretazioni di questi pochi versi semplici, enigmatici, profondi, ingenui. La domanda ricorrente era:  cosa ci fa un poemetto sensuale, anzi decisamente erotico, nelle sacre scritture, nella Bibbia?

Sembrerebbe un elemento estraneo ma come afferma con forza alla fine del I secolo DC il Rabbino Aquiba "tutto il mondo non vale il giorno in cui fu dato ad Israele il cantico dei Cantici".

E' stato questo elemento di forte contraddizione a fare scattare la molla della curiosità e cominciare a pensare  a tutti gli elementi contraddittori che innervano il nostro quotidiano nei rapporti interpersonali.

Sono state date nei secoli interpretazioni tanto legittime quanto improbabili del Cantico, ma quello che a noi interessava nel costruire questo spettacolo è porlo come punto d'arrivo, considerare le sovrastrutture che ci sostengono, tentare di liberarcene per un attimo e tornare indietro per ritrovare in quei versi una possibilità mancata ma forse non del tutto persa.
Lavorando su questo tema ci siamo accorti dell'uso improprio che facciamo della parola "amore". La usiamo quando e se ci fa comodo, l'accostiamo spesso alle nostre paure, alle nostre debolezze, la abbiniamo alle nostre false illusioni. Il Cantico dei Cantici ha in se elementi di purezza che ricordano il nostro primo amore. Ed è alla ricerca di quella possibilità che siamo partiti per decifrare il presente ed immaginare un futuro.

 

La struttura dello spettacolo

La linea drammaturgica procede per cerchi concentrici che si incontrano nelle canzoni che lo spettacolo propone e si allontanano nelle citazioni letterarie. Tutto viene tenuto drammaturgicamente collegato da una storia di Francesco Piccolo che fa da motivo conduttore. E' una storia di un amore interrotto e ritrovato, di un segreto mai confessato, di una debolezza non detta.

 In scena  un attore tiene i tanti fili della vicenda supportato da uno sdoppiamento in video e dall'apparizione  nel prefinale di due giovani attori che si appropriano dei versi del Cantico dei Cantici.

 

Le citazioni letterarie
               
                Abbiamo considerato un commento di Padre Enzo Bianchi come elemento guida, utile per       sviluppare alcuni tra i tanti temi che tendono ad emergere. Così come ad una prima lettura il               Cantico sembra un elemento estraneo delle Sacre Scritture, così le relazioni d'amore sembrano        l'elemento estraneo di una società competitiva, spesso cieca, sempre violenta. La distonia tra un         telegiornale qualsiasi e le canzoni e la letteratura, che ci parlano continuamente di amore, il nostro               rapporto malato con le serie televisive e le telenovelas, la vita vista nel momento della vecchiaia e                 del distacco, l'amore come assenza e lontananza, la tendenza a sognare con i sogni degli altri e di          parlare con le parole dei poeti sono solo alcuni dei temi. Joseph Conrad, Enzo Bianchi, Montale          sono i principali autori di riferimento a cui dobbiamo suggestioni.

Le canzoni d'autore
                Nel nostro lavoro degli ultimi anni abbiamo toccato con mano quanto sia potente a livello         espressivo la "forma canzone" . La canzone d'autore, negli ultimi quarant'anni ha fotografato la        società, collegato generazioni, veicolato idee politiche, portato in giro  sogni individuali e collettivi.    E come era accaduto con  LA STORIA SIAMO NOI, lo spettacolo che avevamo allestito per Italia 150                premiato dal Presidente della Repubblica che voleva, attraverso la canzone d'autore, raccontare il       faticoso percorso per giungere all'Unità della nostra Nazione, così in  VARIAZIONI SUL CANTICO DEI                 CANTICI la canzone racconta il faticoso percorso individuale per giungere alla consapevolezza dei         nostri sentimenti e relazionarli con l'esterno.

                Abbiamo scelto  accuratamente canzoni forse non molto note, ma che in una forma semi-parlata,        quasi un recitativo, scavano con delicatezza la parte intima di ognuno di noi. Le immagini quasi cinematografiche di Ivano Fossati, la delicata distanza di Leonard Cohen, gli occhi sgranati sul              mondo di Enzo Jannacci sono le strade che abbiamo voluto percorrere. Per trovare alla fine del       viaggio un amico che più di ogni altro sapeva fotografare il nostro tempo e a cui rimproveriamo di            essere andato via troppo presto.  Giorgio Gaber (e naturalmente Sandro Luporini) in una delle                 ultime canzoni ci regalano uno sguardo sul futuro fatto di forza e di possibilità, fatto di               consapevolezza dei limiti di oggi e di certezza che il futuro ci apparterrà ancora se sapremo               camminare. E il brano che si confonde con i versi del cantico dei Cantici e con il quale abbiamo          scelto di chiudere lo spettacolo.

                La collaborazione con Gigi Venegoni che ha realizzato gli arrangiamenti è stata preziosissima per          rileggere questo bellissimo repertorio musicale.

 


Le immagini

Gianni De Matteis (le riprese sono di Giulia Legora) ha realizzato in scena uno sdoppiamento che è non solo di tempo ma anche di parti scomposte dell'io che spesso ci portiamo a spasso senza molta consapevolezza.
Il "doppio" sparisce sempre dentro forme e colori che solo apparentemente sono casuali. In realtà sullo schermo scorrono le immagini di frattali, oggetti geometrici che si ripetono nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse. Una sorta di caleidoscopio che non ha in sé la casualità ma un ordine matematico preciso. Sembrano immagini astratte   ma sono invece immagini generate da un algoritmo e che rispondono quindi a criteri matematici e statistici rigidi. … come l'amore. E poi abbiamo scoperto che alcuni studiosi pensano che questa struttura, e le immagini che la esprimono,  ci affascini particolarmente perché riproduca il modello di funzionamento  della nostra mente. Sembra "fotografare" la nostra modalità di apprendimento e la strutturazione del nostro pensiero.

 

Questi sono gli elementi che compongono lo spettacolo che porta in se un'ultima caratteristica alla quale teniamo in modo particolare. Quando parliamo di Bibbia o di Sacre Scritture subito si percepisce una distanza che diventa separazione tra credenti e non credenti. Ma al di là  delle convinzioni personali di ciascuno di noi siamo convinti che ci sia una matrice culturale comune che ci lega e che è opportunità di dialogo e di incontro. Ecco perché lo spettacolo si rivolge a chi crede e chi no, a chi non sa bene cosa pensare, a chi non pensa di avere  la verità in tasca. A chi continua a porsi domande e cerca davvero , e non per finta, qualche risposta.

Bruno Maria Ferraro

 

 


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