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VARIAZIONI SUL CANTICO DEI CANTICI
Guardo un telegiornale di questa epoca da fine impero e penso che la parola "amore" non c'entra niente. Rileggo il Cantico dei Cantici e penso a quanti, per secoli, hanno pensato che con la Bibbia non c'entra niente....?...
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• Tangram Teatro Torino Via Don Orione, 5 - 10141 Torino tel. e fax 011.338.698 p. iva 06875150010 torino@tangramteatro.it |
Approfondimenti:
Perché il Cantico dei Cantici?
Ho letto il Cantico dei Cantici distrattamente molti anni fa. Ma le citazioni in "C'era una volta in America" (che noi richiamiamo nello spettacolo) mi hanno fatto tornare in mente quell'incipit strano "Mi baci con i baci della sua bocca".
Rileggendolo è arrivata la curiosità di andare a cercare commenti ed interpretazioni di questi pochi versi semplici, enigmatici, profondi, ingenui. La domanda ricorrente era: cosa ci fa un poemetto sensuale, anzi decisamente erotico, nelle sacre scritture, nella Bibbia?
Sembrerebbe un elemento estraneo ma come afferma con forza alla fine del I secolo DC il Rabbino Aquiba "tutto il mondo non vale il giorno in cui fu dato ad Israele il cantico dei Cantici".
E' stato questo elemento di forte contraddizione a fare scattare la molla della curiosità e cominciare a pensare a tutti gli elementi contraddittori che innervano il nostro quotidiano nei rapporti interpersonali.
Sono state date nei secoli interpretazioni tanto legittime quanto improbabili del Cantico, ma quello che a noi interessava nel costruire questo spettacolo è porlo come punto d'arrivo, considerare le sovrastrutture che ci sostengono, tentare di liberarcene per un attimo e tornare indietro per ritrovare in quei versi una possibilità mancata ma forse non del tutto persa.
Lavorando su questo tema ci siamo accorti dell'uso improprio che facciamo della parola "amore". La usiamo quando e se ci fa comodo, l'accostiamo spesso alle nostre paure, alle nostre debolezze, la abbiniamo alle nostre false illusioni. Il Cantico dei Cantici ha in se elementi di purezza che ricordano il nostro primo amore. Ed è alla ricerca di quella possibilità che siamo partiti per decifrare il presente ed immaginare un futuro.
La struttura dello spettacolo
La linea drammaturgica procede per cerchi concentrici che si incontrano nelle canzoni che lo spettacolo propone e si allontanano nelle citazioni letterarie. Tutto viene tenuto drammaturgicamente collegato da una storia di Francesco Piccolo che fa da motivo conduttore. E' una storia di un amore interrotto e ritrovato, di un segreto mai confessato, di una debolezza non detta.
In scena un attore tiene i tanti fili della vicenda supportato da uno sdoppiamento in video e dall'apparizione nel prefinale di due giovani attori che si appropriano dei versi del Cantico dei Cantici.
Le citazioni letterarie
Abbiamo considerato un commento di Padre Enzo Bianchi come elemento guida, utile per sviluppare alcuni tra i tanti temi che tendono ad emergere. Così come ad una prima lettura il Cantico sembra un elemento estraneo delle Sacre Scritture, così le relazioni d'amore sembrano l'elemento estraneo di una società competitiva, spesso cieca, sempre violenta. La distonia tra un telegiornale qualsiasi e le canzoni e la letteratura, che ci parlano continuamente di amore, il nostro rapporto malato con le serie televisive e le telenovelas, la vita vista nel momento della vecchiaia e del distacco, l'amore come assenza e lontananza, la tendenza a sognare con i sogni degli altri e di parlare con le parole dei poeti sono solo alcuni dei temi. Joseph Conrad, Enzo Bianchi, Montale sono i principali autori di riferimento a cui dobbiamo suggestioni.
Le canzoni d'autore
Nel nostro lavoro degli ultimi anni abbiamo toccato con mano quanto sia potente a livello espressivo la "forma canzone" . La canzone d'autore, negli ultimi quarant'anni ha fotografato la società, collegato generazioni, veicolato idee politiche, portato in giro sogni individuali e collettivi. E come era accaduto con LA STORIA SIAMO NOI, lo spettacolo che avevamo allestito per Italia 150 premiato dal Presidente della Repubblica che voleva, attraverso la canzone d'autore, raccontare il faticoso percorso per giungere all'Unità della nostra Nazione, così in VARIAZIONI SUL CANTICO DEI CANTICI la canzone racconta il faticoso percorso individuale per giungere alla consapevolezza dei nostri sentimenti e relazionarli con l'esterno.
Abbiamo scelto accuratamente canzoni forse non molto note, ma che in una forma semi-parlata, quasi un recitativo, scavano con delicatezza la parte intima di ognuno di noi. Le immagini quasi cinematografiche di Ivano Fossati, la delicata distanza di Leonard Cohen, gli occhi sgranati sul mondo di Enzo Jannacci sono le strade che abbiamo voluto percorrere. Per trovare alla fine del viaggio un amico che più di ogni altro sapeva fotografare il nostro tempo e a cui rimproveriamo di essere andato via troppo presto. Giorgio Gaber (e naturalmente Sandro Luporini) in una delle ultime canzoni ci regalano uno sguardo sul futuro fatto di forza e di possibilità, fatto di consapevolezza dei limiti di oggi e di certezza che il futuro ci apparterrà ancora se sapremo camminare. E il brano che si confonde con i versi del cantico dei Cantici e con il quale abbiamo scelto di chiudere lo spettacolo.
La collaborazione con Gigi Venegoni che ha realizzato gli arrangiamenti è stata preziosissima per rileggere questo bellissimo repertorio musicale.
Le immagini
Gianni De Matteis (le riprese sono di Giulia Legora) ha realizzato in scena uno sdoppiamento che è non solo di tempo ma anche di parti scomposte dell'io che spesso ci portiamo a spasso senza molta consapevolezza.
Il "doppio" sparisce sempre dentro forme e colori che solo apparentemente sono casuali. In realtà sullo schermo scorrono le immagini di frattali, oggetti geometrici che si ripetono nella sua struttura allo stesso modo su scale diverse. Una sorta di caleidoscopio che non ha in sé la casualità ma un ordine matematico preciso. Sembrano immagini astratte ma sono invece immagini generate da un algoritmo e che rispondono quindi a criteri matematici e statistici rigidi. … come l'amore. E poi abbiamo scoperto che alcuni studiosi pensano che questa struttura, e le immagini che la esprimono, ci affascini particolarmente perché riproduca il modello di funzionamento della nostra mente. Sembra "fotografare" la nostra modalità di apprendimento e la strutturazione del nostro pensiero.
Questi sono gli elementi che compongono lo spettacolo che porta in se un'ultima caratteristica alla quale teniamo in modo particolare. Quando parliamo di Bibbia o di Sacre Scritture subito si percepisce una distanza che diventa separazione tra credenti e non credenti. Ma al di là delle convinzioni personali di ciascuno di noi siamo convinti che ci sia una matrice culturale comune che ci lega e che è opportunità di dialogo e di incontro. Ecco perché lo spettacolo si rivolge a chi crede e chi no, a chi non sa bene cosa pensare, a chi non pensa di avere la verità in tasca. A chi continua a porsi domande e cerca davvero , e non per finta, qualche risposta.
Bruno Maria Ferraro
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