OULX Sabato 7 agosto 2010 ore 21,15 Parco Giochi Comunale Odiard Des Ambrois (ingresso libero) sezione ragazzi
Compagnia Sud Costa Occidentale diretta da Emma Dante presenta
ANASTASIA, GENOVEFFA E CENERENTOLA dai 6 ai 13 anni
 testo e regia di Emma Dante con: Italia Carroccio, Claudia Benassi, Onofrio Zummo, Valentina Chiribella Foto: Carmine Maringola Luci: Gabriele Gugliara Organizzazione e distribuzione: Lisa Pugliese Progetto: Sud Costa Occidentale (Palermo) Spettacolo rivolto ai bambini dai 6 ai 13 anni Emma Dante è una delle rivelazioni assolute del teatro contemporaneo italiano. Rappresentata in molti paesi europei, le sue opere utilizzano, nella loro eco stilistica, alcune espressioni della tradizione siciliana (musiche, dialetto) tradotte da un intenso e personale linguaggio dotato di una forza espressiva tra le più vigorose del teatro italiano degli ultimi tempi. Pochi mesi fa ha firmato una forte sanguigna regia della Carmen di Bizet per l’apertura della stagione della Scala di Milano. Emma Dante e il suo teatro sono profondamente siciliani, anzi palermitani, tanto profondamente da coglierne l'anima, da afferrarne un pezzetto di verità, e scoprire che questa è universale e ci riguarda tutti. Ora per la prima volta questa straordinaria autrice e regista si rivolge alle nuove generazioni con una rivisitazione della favola di Cenerentola che sarà apprezzata dagli adulti come dai bambini. Un “gioco” teatrale che è puro divertimento ma che sa toccare corde profonde e far divertire e pensare la parte più ingenua ed autentica di ciascuno di noi. A Emma Dante, ai suoi straordinari e bravissimi attori, è affidata l’apertura del TEATRO FESTIVAL 2010.  Emma Dante All’interno della casa dove Cenerentola fa da sguattera, la matrigna e le due sorellastre si presentano in maniera totalmente diversa da come invece appaiono all’esterno. A casa sono sciatte, malvestite, trasandate e per di più comunicano tra loro in un dialetto ricco di parole ed espressioni accese. Ma quando entrano a stretto contatto con l’alta società, negli ambienti aristocratici, i loro modi diventano raffinati e sensibili. Le tre arpie si riempiono la bocca di citazioni in francese, mostrando grande rispetto per le regole del galateo. La stessa cosa fa il principe: il suo disagio lo esprime in dialetto come se il dialetto fosse la lingua privata con cui i personaggi possono dire in tutta franchezza ciò che pensano. Ma anche la lingua della vergogna, quella che non si può, non si deve parlare in pubblico.  Cenerentola è l’unica a usare sempre lo stesso linguaggio proprio perché non ha niente da nascondere: la sua disperazione è alla luce del giorno e la sua indole è nobile e gentile sia all’interno che all’esterno della casa. Tutto è giocato tra il dentro e il fuori di un paravento che definisce i luoghi dove si svolge l’azione. Ciò che non si vede è magico, ciò che è alla portata degli occhi è invece reale. Credo che sia più interessante sviluppare e stimolare la fantasia dei bambini attraverso un gioco di apparenze ed evocazioni. La bacchetta magica della fata non è potente quando trasforma la zucca in carrozza ma bensì quando ristabilisce la giustizia e aiuta l’amore a germogliare.  La stessa cosa vale per il linguaggio: le parole dialettali, soprattutto di un altro dialetto, sono più misteriose, incomprensibili ma accattivanti nella danza e nel canto delle vocali. I bambini sanno lasciarsi andare all’esercizio della fantasia e bisogna aiutarli a praticarlo offrendogli la possibilità di rielaborare a modo loro le storie che ascoltano dagli adulti. Certo, gli indizi, il sentiero da seguire, la guida sono importanti ma il resto lo devono fare i bambini. La favola ha due morali. La prima è: bisogna essere la stessa persona sia dentro che fuori dalle mura di casa, con una coerenza costante e duratura, senza vergogna delle proprie radici e della propria identità. La seconda è: i cattivi non devono diventare eroi né tanto meno possono rimanere impuniti. |