TANGRAM TEATRO   7 dicembre 2022 h 21.00

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Serena Ferraiuolo
ALCESTI

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 di Viola Lucio

regia di Zoe Pernici

con Serena Ferraiuolo

In un mondo come il nostro, in cui si assiste ad una inversione di tendenza quasi anacronistica, si alzano i muri e le barriere, si stabilisce, si definisce e stigmatizza il diverso da sé, la decisione di contestualizzare questa storia in una dittatura e di rendere Admeto un autore non appare casuale.

“Alcesti” è la storia di una coppia, ma anche la storia delle parole, parole per cui si va a morte, parole strumentalizzate, parole dette per non dire, parole non dette ma percepite, “parole come recinzioni, definizioni”.

La sfida di questo testo è proprio quella di sfuggire alla tentazione di suddividere in categorie: provare a non definire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, buono e cattivo, e così via; ma al contrario mettere in luce la complessità che sempre contraddistingue le azioni umane, provando a non giudicarle.

Il flusso di parole di Alcesti è mosso da una domanda: perché muoio? ci deve essere un perché! per amore? per cambiare il mondo? per il bisogno di essere ricordati? Ma questo quesito resta implicito, si tratta di una inquietudine che viaggia sotterranea, perché formalmente la risposta Alcesti se l’è già data: muoio perché è giusto salvare mio marito, l’unico uomo per cui valga la pena morire. E allora perché l’inquietudine resta? Durante questo ultimo viaggio Alcesti cambia drasticamente quella che è stata per tutta la vita la sua visione dell’amore: se all’inizio si trattava di un legame indissolubile, predestinato, quasi adolescenziale, e la coppia altro non era che l’unione perfetta di due metà complementari che si affidano ad un’unica e sola Verità, piano piano finisce per rendersi conto che la vita di coppia è un progetto nato dall’unione di due individui distinti e separati, un progetto scelto ogni giorno, un progetto in cui ognuno è libero di prendere le proprie decisioni senza doversi aspettare nulla dall’altro, e senza pretendere di conoscere la Verità dell’altro.

 

Il dramma di Alcesti si fonda sull’identità, un’identità mancata, presunta, frammentata. Ha fondato tutta la sua vita sulle convinzioni altrui (la madre, il marito) e ora, nel momento del massimo bisogno, non sa più chi è e quale sia il suo posto nel mondo. Forse che, in una paradossale provocazione, chi non ha trovato la propria identità nella vita può trovarla nella morte?

Viola Lucio

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