SALVATORE ALFANO



 

In viaggio con LA BESTIA che c’è in noi

Calabrese di Amantea, diplomato alla Civica Scuola di Teatro “Paolo Grassi”, Salvatore Alfano porta a MaldiPalco 2020 il progetto intitolato La bestia che lui stesso confessa di aver immaginato e creato in un flusso di coscienza mentre aspettava un caffè al bar: un testo sulla relazione tra padre e figlio per un legame che potrà anche subire nel corso di una vita improvvisi strattoni ma che difficilmente arriverà a spezzarsi.

Raccontare LA BESTIA non è facile in quanto non sembra esserci una vera e propria trama: si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un monologo interiore di un’anima forse combattuta, di certo attraversata da una grande sensibilità. Dove rintracciare le reali coordinate del tuo lavoro?

“Avevo voglia di cimentarmi nella scrittura del monologo, esperienza per me del tutto nuova che con il bando di MaldiPalco ho potuto sperimentare: in origine il testo doveva essere un dialogo, poi ho capito che il flusso di parole mi indirizzava sempre più verso la struttura monologante. Sono partito dalla consapevolezza del particolare rapporto che ho con mio padre per arrivare alla definizione di una storia che in cui la figura genitoriale è il modello cui mi ispiro in una narrazione che vede il figlio crescere sotto la sua ombra: considero La bestia un testo con una doppia anima, atto d’amore verso

ATTORE UNDER 32 SELEZIONATO

l’immagine paterna e accettazione dell’essere se stessi ”.

Quale l’idea di famiglia e quali le sue specifiche declinazioni che emergono dal racconto?  

“Premesso che per il Salvatore uomo la famiglia è la cosa  in assoluto più importante, cellula sociale su cui poter fare sempre affidamento, per il Salvatore autore questa idea si è nel tempo trasformata con la scrittura del testo: se all’inizio si insiste sulle difficoltà e sugli aspetti negativi delle relazioni famigliari, in primis discussioni e conflitti generazionali, pagina dopo pagina ci si indirizza sul legame sempre più forte che unisce i componenti quali che siano le circostanze della vita in cui ci si imbatte. E’ un testo che ha un ritmo che segue idealmente il battito del cuore con non pochi voluti rimandi all’universo deandreiano ed alla poetica scespiriana”.  

Salvatore Alfano, Fabrizio De Andrè e William Shakespeare sembrano essere i tre autori di questo itinerario che parla anche, se non soprattutto, di amore: quali gli equilibri su cui si fonda l’autorale ménage à trois?

“La figura del padre, apprezzato autore di cover di Fabrizio De Andrè, è un sincero e sentito omaggio ad uno degli ultimi poeti del nostro tempo: l’idea di caratterizzare così il ruolo del genitore mi è nata proprio quando stavo rileggendo Amleto, e l’unione delle due suggestioni ha fatto si che mi rendessi conto di come vivessi la mia condizione di figlio all’ombra del fantasma paterno in un ideale mescolamento di suggestioni letterarie e musicali. Detto questo nella scrittura c’è molto di mio e del mio essere figlio, ed a lavoro finito posso dire che l’intreccio e la contaminazione di questi tre autori si è risolto in qualcosa di curioso ed al tempo stesso interessante”.

Teatro come poesia e musica: il tuo sembra essere un lavoro dalle molte identità. E’ corretto parlare di convivenza tra generi differenti o immagini una componente dominante?

“Nello spettacolo ci sono musiche da me scritte ed eseguite con l’ukulele, melodie basate su di una precisa di ritmica de andreiana: Shakespeare fa capolino con chiare citazioni dal suo teatro ma tanto la musica quanto gli inserti letterari sono sempre complementari ad una scrittura di ispirazione personale che è l’elemento guida nella narrazione”.

In chiusura ci piacerebbe conoscere le tue aspettative intorno la partecipazione a MaldiPalco 2020 che ricordiamo non essere un concorso con classifica finale, semmai una finestra sulla creatività giovanile in un contesto non sempre così attento a sostenere le nuove generazioni. Quali le personali attese per questa nuova esperienza?

“La bestia è il primo monologo su cui posso lavorare e che presento in un contesto ufficiale, aspetto che mi carica di responsabilità e mi rende la persona più felice al mondo. Intendo vivere l’esperienza di MaldiPalco a pieni polmoni anche per la possibilità di poter presentare il frutto del mio lavoro davanti a un pubblico che non conosco e di autorevoli addetti ai lavori. Ho solo tanta voglia di farlo e di conoscere i miei compagni di viaggio”. 

 

ROBERTO CANAVESI

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