INTERVISTA DI ROBERTO CANAVESI

A CHIARA TESSIORE

La CARA VIRGINIA di Chiara Tessiore

L’interprete nonché autrice, Chiara Tessiore, è uno scricciolo tutta energia con un sorriso in grado di conquistarti sin dal primo minuto: attrice eclettica, già nota al pubblico torinese per numerosi progetti presentati nel capoluogo sabaudo, dalla natìa Finale Ligure la Tessiore sbarca a Maldipalco 2019 con Cara Virginia, tragicomica storia d’amore, ambientata in pieno regime fascista, ideale pretesto per una riflessione a tutto campo sull’amore pronto a trasformarsi in una paura di smarrire la propria identità, di perdere quei pochi, ma saldi, riferimenti su cui si è con fatica costruita l’intera esistenza.

Cara Virginia è innanzitutto la storia di un grande amore, di una passione agognata e vissuta a pieni polmoni: la protagonista, all’indomani della vittoria nella guerra di Abissinia, decide di mollare tutto e tutti per partire alla ricerca del suo Nino, l’amato promesso sposo da due annui arruolato come volontario nella guerra d’Etiopia. Che ruolo riveste la componente amorosa nel tuo racconto?

“L’amore è il punto di partenza ed al tempo stesso il collante che aderisce alle storie dei diversi personaggi: ciò premesso va detto che l’amore di cui si parla non è tanto da intendere come il sentimento universale da cartolina, ma soprattutto come fattore in grado di condurre ad una liberazione, il pretesto che induce la protagonista a mollare tutto e tutti in Italia per trasferirsi in Africa dove abbraccerà una vita ed una cultura fino a quel giorno neanche mai immaginate. Sulla spinta di questo fuoco interiore Virginia si renderà conto che il gran libro della vita ha in serbo per lei pagine del tutto inaspettate, arrivando a scoprire nel diario, per anni curato con estrema perizia da Nino, come quella parole a lungo agognate fossero in realtà state scritte per un uomo, e non per lei”.

Fino al giorno della partenza Virginia non ha messo il naso fuori casa, fermandosi a scuola alla terza elementare: tuttavia è depositaria di una forza e di una volontà ancor oggi molto rari. Che ritratto di donna emerge tra le righe?

“E’ un personaggio molto dinamico, una donna protagonista di un percorso di emancipazione che, muovendosi da un contesto legato ad un modello di famiglia tradizionale con tanto di figli, arriva ad acquisire identità inaspettate sotto l’influenza della passione, idealmente facendo aderire la storia d’Italia alla sua storia, quella di una donna pronta a reinventarsi una nuova esistenza. A ben vedere Virginia diventa una sorta di icona al femminile del Regime, da un lato depositaria di una più tradizionale idea di famiglia, dall’altro in continua balìa degli impulsi che provengono dall’esterno, fino all’agognato epilogo dove sarà protagonista di una catartica liberazione”.

Scenografia ambientale è la stagione di un colonialismo che la storia ci ha insegnato essere pericoloso modello culturale in cui l’altro, il non occidentale, è dipinto come essere inferiore: quali, se presenti, gli elementi di attualità della vicenda di Cara Virginia?

“La definizione di modello culturale è molto corretta in quanto ben qualifica il punto di partenza dell’intero progetto: l’idea della terra vergine da conquistare e da civilizzare si ribalta, nell’ottica deformata del Regime, nell’immagine di un abitante indigeno immaginato come creatura da educare ed al tempo stesso personificazione di animalità allo stato puro. Tutti aspetti che oggi, nella quotidiana declinazione dell’idea di relazione con l’altro, ritroviamo in cronache e manifestazioni di una certa cultura pronta a cavalcare pericolosi istinti”.

La tua performance sarà uno spaccato di teatro di parola allo stato puro: in scena sarai sola per un viaggio nel tempo e nella memoria dove sarai autrice ed interprete. Quali le specifiche impostazioni del lavoro?

“Sono solita scrivere i testi che poi porto in scena, peraltro autodirigendomi: nel caso di Cara Virginia il personaggio si racconta in terza persona, attuando una strategia comunicativa che le consente ora di essere dentro  la narrazione, ora di porsi ad un doverosa distanza. Ed ancora, seconda caratteristica del mio modus operandi, la scelta di una scena il più possibile spoglia, decisione rischiosa e coraggiosa per affermare il ruolo di assoluta protagonista di una parola pronta a farsi suono, immagine, ritmo”.

Per chiudere ci piacerebbe conoscere le tue sensazioni intorno la partecipazione a MaldiPalco 2019, non una semplice vetrina ma finestra sulla creatività giovanile in un panorama teatrale non sempre così incline ad accompagnare le nuove generazioni. Quali, se presenti,  le personali attese per questa nuova esperienza?

“Prima di tutta una sana e genuina curiosità per capire come si potrà configurare questa esperienza che mi porterà a vivere una tappa del mio percorso artistico in compagnia di tre giovani colleghi: ed ancora l’idea di lavorare, ciascuno partendo da prospettive personali, su di una tematica comune per un approdo finale che possa essere stimolo di riflessione e condivisione. Da ultimo la possibilità di vivere sotto una luce diversa una città a me già nota ma che per una volta potrò conoscere ed apprezzare da prospettive fino ad oggi non sperimentate”. 

 

ROBERTO CANAVESI

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