MATTEO CIRILLO



 

E se un bel giorno internet sparisse?

Romano, diplomato all’AIAD “Accademia Arte Drammatica del Teatro Quirino”,

Matteo Cirillo a dispetto della giovane età vanta già un significativo curriculum

di esperienze artistiche, dal teatro al cinema, passando per la televisione e per

quel ruolo autorale che gli ha consentito di partecipare a numerosi concorsi

nazionali. A MaldiPalco 2020 sarà protagonista con Internet sparito, monologo

di grande attualità che indaga con toni ora comici, ora grotteschi, l’universo

giovanile, e non solo, di cui si portano a galla speranze e contraddizioni.

Il tuo “eroe” si trova all’improvviso costretto alla reclusione domiciliare per

un’improvvisa pandemia. Unica ancora di salvezza sarà la tecnologia, assistenti

vocali come i tanto bistrattati social, che garantirà il contatto con il mondo

esterno. E’ corretto intendere il lavoro come grottesco racconto di una

solitudine?

“Il testo è senza dubbio il resoconto di una possibile forma di isolamento ma

prima di tutto è il racconto di quella perdita di identità cui rischiamo seriamente

di andare incontro, con conseguente ampliamento della solitudine, se non

poniamo un limite ad un utilizzo smodato dell’universo social: dobbiamo avere sempre la consapevolezza che la vita reale è diversa da quella di Facebook ed Instagram, mondi artificiali che ti indirizzano verso la scelta del bello e del felice a tutti i costi: alla base della scrittura c’è una presa di coscienza maturata sulla base di un’esperienza personale che mi ha portato a perdere una significativa parte dei miei ricordi come persona e come artista”.

Nel tuo racconto l’isolamento sociale, conseguente ad un hackeraggio dei profili social, spalanca il baratro della solitudine mediatica, pericolosa anticamera della depressione: verosimile rappresentazione di un effettivo disagio generazionale?  

“Il protagonista del racconto si troverà suo malgrado in una condizione di non ritorno dove non sarà riconosciuto da nessuno, nemmeno dal padre, con conseguente panico fino ad allora inimmaginabile. L’utilizzo smodato dei social può, e forse deve, esser inteso come un problema sociale molto pericoloso cui destinare grande attenzione: sono convinto che si debba uscire dalla logica del mi piace a tutti i costi, pena il rischio di sprofondare in un grande fratello h24 che potrà avere pericolosi riflessi nella vita di molte persone, soprattutto quelle più fragili”.      

INTERNET SPARITO è anche il resoconto di come vita reale e vita virtuale possano pericolosamente confondersi in un paradosso generazionale in cui sono proprio i padri ad avere più bisogno del virtuale che del reale: semplice provocazione o spiazzante presa di coscienza?

“Di sicuro una reale, seppur dolorosa, presa di coscienza sperimentata in prima persona: noto sempre di più come proprio le generazioni adulte trascorrano molto tempo sui social, senza aver adeguate conoscenze tecnologiche. Per una sempre maggior fetta di popolazione il ricorso ad internet ed alle sue molteplici declinazioni sta diventando un modo, se non forse il modo preferito, per passare il tempo e uccidere la solitudine. Diretta conseguenza sono modalità comportamentali in grado di modificare la quotidianità con possibili riflessi, per me da non sottovalutare, anche nel campo relazionale”.

Quali le caratteristiche del tuo progetto per quanto attiene allestimento e struttura dell’impianto scenico?

“In generale sono sempre stato un sostenitore, e lo sono ancor di più nella veste di autore, del cosiddetto teatro di parola: il teatro è secondo me essenzialmente racconto, flusso verbale che crea relazione tra artista e pubblico: per la presentazione torinese non prevedo particolari scenografie ma non escludo, in un ipotetico sviluppo futuro del progetto, il possibile ricorso ad una componente tecnologica: mi riferisco nello specifico all’utilizzo di video proiezioni per rendere quanto più manifesto il totale isolamento del protagonista destinato a non essere più riconosciuto neanche dalle persone più care”.

In chiusura ci piacerebbe conoscere le tue aspettative intorno la partecipazione a MaldiPalco 2020 che ricordiamo non essere un concorso con classifica finale, semmai una finestra sulla creatività giovanile in un contesto non sempre così attento a sostenere le nuove generazioni. Quali le personali attese per questa nuova esperienza?

“In primis sono molto felice perché senza la molla di MaldiPalco non mi sarei messo a scrivere un nuovo testo: ed ancora apprezzo il fatto che non sia stata pensata come rassegna con vincitore e graduatoria, prospettiva che a mio parere rischia sempre di spostare gli equilibri. Da ultimo, considerati i tempi, è importante poter contare su di un aiuto economico e su di una visibilità al di fuori di quella realtà romana, da un punto di vista teatrale, sempre più prossima alla pericolosa saturazione”. 

 

ROBERTO CANAVESI

ATTORE UNDER 32 SELEZIONATO

Tangram Teatro Torino        

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