ATTORE UNDER 32 SELEZIONATO

GABRIELE FURNARI

FALANGA



 

Il ponte tra passato e presente del FIGLIO DI N.N.

A un passo dai trent’anni, siciliano di Lipari, diplomato nel 2017 alla Scuola

di Recitazione “Mariangela Melato” del Teatro Nazionale di Genova, Gabriele

Furnari Falanga presenta a MaldiPalco 2020 il suo Figlio di N.N., racconto

immaginato nella città umbra di Foligno ed ispirato ad un fatto realmente

accaduto: ambientata nel primo Dopoguerra, la vicenda è il classico esempio

di come fatti ed avvenimenti, un tempo motivo di grande scandalo, siano oggi

destinati a suscitare interesse e fascino, facendo oltremodo riflettere sul

trascorrere del tempo e sull’importanza della memoria.

Alla base del lavoro c’è un cospicuo numero di lettere e testimonianze che

rappresentano le basi drammaturgiche di una vicenda in cui racconti la storia

di un figlio: che lavoro hai realizzato per la trasposizione scenica di questo

materiale?

“Non credo si possa parlare di un percorso creativo meccanico semmai di

un’idea che si è evoluta ed ha preso forma giorno dopo giorno: sono sempre stato attratto dalla possibilità di lavorare sull’ambiente famigliare ed ascoltando il racconto di un amico mi è stata offerta la possibilità di approfondire una vicenda, realmente accaduta, relativa proprio alla famiglia di questo conoscente: a casa sua sono state rinvenute una cinquantina di lettere, scritte ora in inglese ora italiano, che ho analizzato, tradotto e riordinato nei mesi del lockdown, arrivando a capire come proprio in quelle pagine potessi trovare il testo dello spettacolo. Di mio ho poi aggiunto un prologo ed un esodo per aprire e chiudere il racconto che in gran parte, da un punto di vista drammaturgico, ho trovato già definito.”

 

L’idea di famiglia che viene fuori è quella di una micro comunità frammentaria e frammentata, messa a dura prova dalla lontananza e dalla separazione con il rischio di una collettiva crisi di identità: quanto questo modello, appartenente al passato, può replicarsi in un presente non cosi immune da difficoltà relazionali? 

“La mia attenzione è dedicata a immaginare come abbia reagito il figlio che ha subito l’abbandono considerando che tutta la vicenda è riferita dalla prospettiva dei genitori, e del figlio non si ha alcuna testimonianza diretta. Di certo l’idea di famiglia che emerge dal rapporto tra i genitori è un modello totalmente diverso da quello sperimentabile ai giorni nostri: nonostante la lontananza il padre del mio racconto ha sempre a cuore il destino del figlio con un sentimento dell’attesa che aleggia su tutti i personaggi. Oggi intravedo un maggior facilità nell’abbandono, ed al tempo stesso è anche vero come sia molto più facile, grazie a strumenti e tecnologie un tempo inesistenti, mantenere vivo un rapporto anche a distanza”.

Protagonista del tuo lavoro è la parola, strumento indispensabile per riferire il succedersi dei fatti e per far luce su dinamiche familiari segnate da profondi conflitti. Impressione corretta o c’è dell’altro?

“Figlio di N.N. è un lavoro immaginato e costruito sulla parola proprio per la sua natura di progetto in crescita ed in divenire che nasce da un materiale epistolare e da testimonianze dirette. È solo la parola, scritta o detta, che aiuta a capire cosa succede ai protagonisti ed in questo viene in soccorso la mia formazione professionale ricevuto allo Stabile di Genova dove si insiste e si lavora molto sul suo utilizzo come strumento principale per il mestiere d’attore”.

Quali le caratteristiche del tuo progetto per quanto attiene allestimento e struttura dell’impianto scenico?

“In questi ultimi mesi ha preso forma un’idea scenica diversa da quella originaria: il tutto si gioca sulla creazione di due spazi, la camera del figlio e quella dei genitori, con il figlio che entra fisicamente nella loro stanza per diventare egli stesso padre in un tuffo indietro nel tempo. Sul palco non prevedo nulla se non lettere e una valigia con la stessa narrazione che arriverà a definire gli spazi come fosse una scenografia verbale: l’unica variabile sarà la proiezione del prologo al pari delle singole videoproiezioni che scandiranno il succedersi degli anni in cui si sviluppa la vicenda”.

In chiusura ci piacerebbe conoscere le tue aspettative intorno la partecipazione a MaldiPalco 2020 che ricordiamo non essere un concorso con classifica finale, semmai una finestra sulla creatività giovanile in un contesto non sempre così attento a sostenere le nuove generazioni. Quali le personali attese per questa nuova esperienza?

“La prima grande aspettativa è già stata soddisfatta con la possibilità di partecipare alla selezione iniziale; la seconda è quella di poter raccontare una cosa mia in un territorio ed ad un pubblico che non conosco. Nella personale idea di teatro è proprio da questo aspetto che nasce l’alchimia dell’incontro e del confronto aperto”.

 

ROBERTO CANAVESI

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