LORENZO TERENZI



 

Pregiudizi e paure per il VOMITO dei giorni nostri

Diplomato nel 2012 alla Scuola di Recitazione “Mariangela Melato” del Teatro

Nazionale di Genova, Lorenzo Terenzi spazia dalla prosa dei testi classici a

spettacoli di drammaturgia contemporanea, arrivando a partecipare a

MaldiPalco 2020 con il suo inedito Vomito: pièce dal titolo forte per una

performance immaginata intorno ai non pochi pregiudizi che impediscono

di empatizzare con il prossimo, così come alla paura di invecchiare ed

all’incomprensibilità tra generazioni diverse.

Nel tuo spettacolo si parla di pregiudizi, termine che fa pensare ad una

mancanza di serenità nell’immaginare una valutazione ma anche ad un

qualcosa che viene prima del giudicare: come è nata l’idea di lavorare su

questo argomento?

“Analizzando le modalità comportamentali di molte persone ho realizzato che

il pregiudizio è presenza così ricorrente da diventare in taluni casi cifra

distintiva dell’agire umano: la nostra società vive immersa nei pregiudizi, e la

stessa visione del mondo è come se fosse offuscata da una nebbia, patina che

ci impedisce di veder le cose per come sono in realtà, compromettendo anche

il nostro percorso di conoscenza e relazione con il mondo e con le persone che ci circondano”.

VOMITO può anche essere letto come rappresentazione metaforica della paura che abita in noi, e che ci induce a non esser sinceri con noi stessi per timore di essere giudicati. Quale la tua chiave di lettura principale?

“In passato ho lavorato per molti anni con i bambini come animatore nei centri estivi e quest’esperienza mi ha aiutato a capire come anche i più piccoli siano spesso abitati da molti pregiudizi, alcuni del tutto impensabili: sono cosi partito da una semplice frase, ho paura di invecchiare, per iniziare un lavoro di scavo e di riflessione a tutto campo su paure ed ansie innanzitutto mie, ma che poi ho scoperto essere patrimonio comune di ogni essere umano, uomo o donna, giovane o vecchio che sia”.     

Nello spettacolo non sei da solo in scena: ci vuoi anticipare qualcosa sull’originale presenza che ti accompagna?

“Sono persuaso che nella vita per dire la verità ci si debba mascherare, senno la verità rischia di far molto male: da questa convinzione ho deciso di creare un’entità scenica, cui ognuno potrà dare il nome che preferisce (maschera, mostro, coscienza) che sia in grado di parlare senza filtri, di vomitare, rivolgendosi all’inconscio di tutti noi. Un’entità che urla e che fa ridere, una creatura mostruosa ma al tempo stesso buffa, un qualcosa da cui vorresti star lontano ma che inconsciamente ti attrae nella sua orbita in un continuo gioco di repulsione-attrazione”.

 

L’entità che “vomita” le parole al pubblico può anche indurre lo spettatore ad un’identificazione in un ipotetico giochi di specchi: aspetto che hai considerato nella fase di scrittura o libera interpretazione?

“Partiamo da una doverosa premessa: la missione di un artista non è quella di dare risposte, semmai di porre domande. Sarei molto felice se lo spettatore uscisse dalla sala, dopo aver visto un mio spettacolo, non arricchito da nuove certezze, ma stimolato da inaspettate domande. Detto ciò l’aspetto cui tu fai riferimento è stato preso molto in considerazione anche perché sono convinto che più un artista scava dentro di se più il suo messaggio potrà risultare universale: l’idea è proprio quella di lavorare sulle paure personali, ed in generale sulla mia persona, per far si che lo spettatore possa rivedersi e riconoscersi in quelle parole”.

In chiusura ci piacerebbe conoscere le tue aspettative intorno la partecipazione a MaldiPalco 2020 che ricordiamo non essere un concorso con classifica finale, semmai una finestra sulla creatività giovanile in un contesto non sempre così attento a sostenere le nuove generazioni. Quali le personali attese per questa nuova esperienza?

“Detto che sono una persona estremamente curiosa, è innegabile che abbia molte aspettative legate alla possibilità di entrare in contatto con un universo teatrale che non conosco e con colleghi che non ho mai visto lavorare: avverto in questo momento una forte esigenza di contagio artistico anche per mettermi alla prova con persone diverse su di un progetto che ho pensato, realizzato e diretto tutto da solo, senza alcun intervento o aiuto esterno: da ultimo mi piace molto l’idea di far parte, per un tempo non così limitato, dell’ingranaggio creativo insieme ad organizzatori, pubblico, addetti ai lavori, per far sentire a pieni giri il rumore di un motore che in questo momento deve esser assolutamente in movimento”. 

 

ROBERTO CANAVESI

ATTORE UNDER 32 SELEZIONATO

Tangram Teatro Torino        

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