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Elasa Bossi - Alice Giroldini - Mauro Parrinello
IL FUNERALE DI MIA MADRE - THE SHOW
di Kelly Jones
Traduzione e Regia Francesca Montanino
Drammaturgia Kelly Jones
Con
Elsa Bossi, Alice Giroldini, Mauro Parrinello
light e sound design Adriano Antonucci
assistente alla regia Diletta Bracco
Una produzione di
Fondazione Solares Teatro delle Arti, TangramTeatro, Enchiridion
per gentile concessione di The Agency (London) Ltd, 24 Pottery Lane, London W11 4LZ
Siamo tutti uguali dopo la morte. E’ così che dicono. La grande livellatrice delle classi sociali
la madre di Abigail è morta, ma lei non ha i soldi per pagare il funerale.
Se non vuole una sepoltura a carico del Comune, senza fiori né rinfresco, la giovane drammaturga Abigail dovrà scrivere un testo teatrale, che parli di povertà ed emarginazione sociale. Per permettersi il funerale di sua madre, Abigail dovrà scrivere di lei.
Note di Regia
L’incontro con questo testo è stato un colpo di fulmine, inaspettato come tutti gli incontri dovrebbero essere. Quando ci siamo imbattuti in questo titolo nel gigantesco programma dell’Edinburgh Fringe Festival (che propone ogni giorno decine di migliaia di eventi), siamo entrati in sala convinti di assistere ad una stand-up comedy, magari caustica, tagliente e ironica, in pieno stile britannico. Non innocua forse, ma pur sempre una commedia, che giocasse con i generi senza disturbare noi spettatori, senza scomodarci dalla nostra zona di comfort.
Ma una volta raccolti a cerchio tra gli spalti del RoundAbout, teatro mobile che ricorda così tanto la O di legno elisabettiana, abbiamo assistito al più magico dei trucchi teatrali : quello di chi gioca con il realismo, per rivelarne tutta la finzione, e lasciarti alla fine spogliato di ogni pregiudizio o pretesa, in compagnia di quella verità, così vera perché si presenta diversamente in ognuno di noi, come un pugno nello stomaco, un pianto inaspettato, una risata dal cuore, pensieri che riaffiorano a giorni di distanza. Quell’esperienza di verità insomma, che può nascere solo da un sapiente gioco di finzione.
Il funerale di mia madre: the show è commedia politica, che parla di disuguaglianza sociale, ma anche di legami familiari, della loro fragilità, delle bugie dette a voce alta e dei segreti mai confessati. E' una storia che parla di lutto, donandoci un meraviglioso vademecum per chi resta, per chi sopravvive.
Ma forse è proprio nella difficoltà della creazione artistica, in quel suo ‘tradire’ la vita reale, per farla più vera, che risiede il senso di questo lavoro. O forse no, non solo…
Estratti di rassegna stampa
La regia non si fa sentire, e con questo testo fittissimo di temi e di idee non ci sembra un pregio da poco. Soprattutto se il terzetto di attori è in serata. Si deve anche alla loro perizia, a una recitazione che ha l’apparente naturalezza dell’artificio temperato con il tempo, se la drammaturgia di Kelly Jones, che come direbbe Yasmine Reza è di quelle che tirano via tutto il “grasso” superfluo dall’azione, non molla la presa sul pubblico.
OLINDO RAMPIN - Paneacquaculture.net
Dialoghi serrati in cui si parla di morte e di disuguaglianza sociale, della creazione artistica e della vita in genere, alternando l'immancabile ironia british ad una grande profondità che gli applauditi Elsa Bossi, Alice Giroldini e Mauro Parrinello, ottimamente rendono in un contenitore teatrale di piccoli grandi drammi umani.
ROBERTO CANAVESI - Teatroteatro.it
Una corsa contro il tempo, teatro nel teatro, tra il riso e il pianto, verità e finzione: è un notevole mulinello drammaturgico
VALERIA OTTOLENGHI - La Gazzetta Di Parma
Lo spettacolo riesce a tenere insieme registri diversi con sorprendente equilibrio: è al tempo stesso comico, profondo e commovente. Si presenta come una riscrittura originale della tradizione teatrale anglosassone, alternando dialoghi – spesso costruiti a due voci – a momenti più sperimentali, come cambi di scena accompagnati da battute fuori dialogo e passaggi in flusso di coscienza, tra i più intensi dell’opera.
ALESSANDRO MAINOLFI e RICCARDO MARADINI - Punto&Virgola
Ne nasce uno spettacolo che è insieme confessione e denuncia, rito funebre e cabaret, atto d’amore e atto d’accusa. Un teatro che non consola, ma accompagna. Che non piange, ma sorride mentre sanguina. Che ci ricorda che la morte, oggi, ha un costo; e che l’arte, a volte, è l’unico modo per sopravvivere.
GIULIANO ANGELETTI - corrieredellospettacolo.net
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