Festival Teatro & Letteratura

IN VIAGGIO CON DANTE

dalla Divina Commedia

sabato 31 luglio  ore 21,00

FORTE DI EXILLES

Musiche  Gianluca Misiti 

con Bruno Maria Ferraro 

Messa in scena Ivana Ferri 

Voce fuori scena Celeste Gugliandolo 

Sound designer Massimiliano Bressan

Montaggio immagini Gianni De Matteis | Luci Andrea Borgnino | Materiali tecnici Db Sound Asti Organizzazione Mary Rinaldi Roberta Savian | Ufficio Stampa Tangram Teatro Torino  |  Produzione Tangram Teatro con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Piemonte

Concertato per voce sola

 

Il nostro primo lavoro sulla Divina Commedia risale al 2005 quando in collaborazione con il Teatro Stabile di Torino e il Centro Dantesco di Ravenna mettemmo in scena una serie di lecturae dantis e incontri con La Scuola Holden, Lucilla Giagnoni, Vincenzo Jacomuzzi, Valeriano Gialli, Roberto Vacchetti.

 

Da allora siamo tornati ciclicamente ad occuparcene, soprattutto per indagare l’enorme mole di produzione artistica che, nei secoli successivi a Dante, ha fatto riferimento a quella meravigliosa architettura letteraria, capolavoro fondante della lingua italiana.

 

In occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, con il patrocinio concesso dal Comitato Nazionale “Dante 2021 istituito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, presentiamo uno spettacolo che rappresenta il punto di arrivo del nostro lungo percorso, portando in scena una selezione di canti della Divina Commedia senza note  critiche o commenti, ma solo con la parola che diventa suono, musica, suggestione.

A volte capita nei momenti di buio, magari con le strade deserte a causa di una pandemia.

Capita mentre cerchi di comprendere un tempo complicato, un futuro che invecchia con troppa rapidità.

Capita di sentire una voce.

Arriva da lontano, da un passato profondo, dalle cose conosciute e dimenticate.

E per una volta decidi di fermarti e di ascoltarla.

E’ una voce fatta di versi, un canto.

 

Suoni di una tale potenza espressiva che ti chiedi come possano abitare le parole.

Ti immergi un poco alla volta, e lì dentro ritrovi le tue paure, che sono poi quelle di tutti, ritrovi le tue inquietudini, che sono le inquietudini di tutti, ritrovi radici, domande senza risposte.

E ritrovi soprattutto un minimo comune denominatore, condiviso da tutti, che è di tutti. Attraversa epoche, secoli, ideologie, livelli culturali, opposte visioni del trascendente, ceti sociali.

 

Pensi a ciò che ti è capitato di osservare sulla Divina Commedia: un vecchio contadino che cita a memoria sorridendo, un illustre cattedratico che legge e commenta, un ragazzino che sull’autobus ripassa, la potenza espressiva di un attore sulla scena, un verso nella cartina interna di un cioccolatino, un vecchio film muto” (Bruno Maria Ferraro)

 

Poco più di 700 anni fa un uomo, è riuscito a dare forma alle nostre paure più profonde, a sintetizzare suggestioni che abitano in noi dalla notte dei tempi e guidare il nostro pensiero nell’immaginare l’aldilà.

Da allora poeti, musicisti, pittori attraverso teatro, arte, cinema hanno continuamente riletto, reinterpretato, ricreato con i mezzi propri questa straordinaria e titanica architettura letteraria.

 

Noi abbiamo indagato a lungo queste incursioni nella Divina Commedia e nel 2015 abbiamo guardato meravigliati Samantha Cristoforetti leggere nello spazio, dalla stazione           orbitale,  I primi versi del Paradiso. Può sembrare strano ma quel “piccolo” evento, quella voce un po’ gracchiante di una donna sospesa nel vuoto, avevano una forza simbolica inimmaginabile.

La parola di Dante liberata nello spazio. Senza confini, senza attrito, spinta verso l’infinito, per raggiungere il “non-luogo”, chiudeva idealmente un cerchio grande quanto l’intero Universo.

 

La parola è l’elemento che contiene la forza, le immagini e le suggestioni della Commedia.

La parola: un suono che è immagine, significato e allo stesso tempo musica

 

Non è facile per noi, abitanti del XXI secolo, immersi in sequenze di immagini velocissime che corrono sui nostri smartphone, lasciarsi portare dai versi di un poema, ma è uno sforzo che vale la pena fare per entrare in quel mondo parallelo immaginato da Dante, costruito e plasmato sulla parte più intima, fragile, nascosta di ognuno di noi. Ecco perché dal nostro lungo e articolato lavoro di ricerca siamo arrivati ad elaborare come fase conclusiva uno spettacolo che fosse un concertato per voce sola.

 

In forma di melologo con la regìa di Ivana Ferri, Bruno Maria Ferraro dà voce ad alcuni canti con il supporto delle suggestioni musicali di Gianluca Misiti (Premio Ubu 2015 per il miglior progetto sonoro con I Giganti della montagna di Roberto Latini) e le immagine curate da Gianni De Matteis.