IO AMO HELEN
Liberamente ispirato
all'autobiografia di Helen Keller

di e con Silvia Battaglio

regia Silvia Battaglio
con Silvia Battaglio, Patrizia Pozzi
musiche di Torgue/Houppin, Peter Gabriel, Chopin
luci Lucio Diana
organizzazione Roberta Savian
direzione tecnica Massimilano Bressan
produzione Tangram Teatro Torino con il sostegno del Sistema Teatro Torino


 

Lo spettacolo, basandosi sull’autobiografia di Helen Keller, sordo-cieca dall’età di sei anni, va oltre il racconto cinematografico di Arthur Penn del 1962 (Anna dei Miracoli) e penetra in quello che è uno dei temi più attuali del nostro tempo: la difficoltà di comunicazione. La storia di Helen è la nostra storia, del nostro bisogno di entrare in relazione e di riconoscerci parte di una comunità, di una famiglia, di un corpo, nel tentativo di esprimere noi stessi in relazione ad un altro “diverso” da noi. Grazie all’incontro con Anne Sullivan, che sarà per lunghi anni la sua maestra e la sua voce, Helen entrerà in contatto con il mondo, con la natura, con gli altri esseri umani e infine con l’amore. Parallelamente alla costruzione dello spettacolo, è stato realizzato un laboratorio teatrale presso l’Università degli Studi di Torino, in collaborazione con il CRUT (Centro Regionale Universitario per il Teatro). Il laboratorio, svoltosi nel mese di Marzo 2010, ha coinvolto alcuni studenti del Dams, inserendosi come preziosa opportunità per indagare intorno al tema della comunicazione, in particolar modo quella non verbale, dove il gesto può assumere un valore simbolico e al contempo una forza espressiva tale da rendere possibile un linguaggio condiviso. Una parte importante per la realizzazione dello spettacolo è stata la possibilità di raccogliere una serie di interviste a persone comuni che in qualche modo poi sono entrare nel processo creativo e nel lavoro finale. La ricerca sul piano espressivo e corporeo ricopre in questo lavoro un ruolo fondamentale, come risultante di una gestualità contaminata dalla lingua dei segni italiana, la LIS, che entra in modo sostanziale nella drammaturgia. Dopo aver imparato a comunicare attraverso il linguaggio dei segni, l’alfabeto manuale e il metodo Tadoma, Helen  Keller riuscirà  a leggere in Braille e infine a parlare, morirà nel 1968, all’età di 87 anni, lasciando un segno indelebile nella consapevolezza che è proprio nella comunicazione che l’uomo esiste e può esprimersi, costruendo così il senso della propria esistenza. 

All’improvviso, ebbi la percezione di qualcosa di dimenticato, un fremito per la ricomparsa di un pensiero sopito. E in quel momento mi si svelò il mistero del linguaggio. Capii che “a-m-o-r-e” era il nome di quel processo che si stava svolgendo nel mio animo. In un giorno di primavera, imparai a parlare.  (La storia della mia vita – Helen Keller)


 

Estratti da rassegna stampa

"Silvia Battaglio è una danzatrice o un attrice? Mai come in questo spettacolo la formula del Tanztheater – così essenziale nelle categorizzazioni della scena contemporanea – ci presenta intrecciati e inestricabili i due termini che la compongono, ma, al di là delle cifre estetiche, ci propone quasi l’evidenza del rigore e dell’intensità che la rappresentazione guadagna dalla disciplina del corpo danzante, con un incremento sensibile di comunicazione che appaga lo spettatore… I personaggi si stagliano immancabilmente per una peculiare presenza scenica; le azioni sono scabre e incisive in una rigorosa interazione fra parole che sono cose e cose che sono parole. La Battaglio dà prova di sorvegliatissima tecnica."

Franco Perrelli -  Hystrio

 

"La storia della Keller è narrata per bagliori nello spettacolo di teatro-danza “Io amo Helen”, un atto unico interpretato, diretto e scritto da Silvia Battaglio, liberamente ispirato al libro “La storia della mia vita” scritta da quella donna eccezionale. Interprete, autrice e regista di questo lavoro, Silvia Battaglio, che aveva già incontrato consensi con i suoi singolari ritratti di Maria di Nazareth, di Ofelia e di Elettra, anche questa volta mette disposizione della “sua” Helen talento, sensibilità, grazia e l’energia che le deriva dalla danza, sostegno efficace alla sua forza espressiva. (…) Ammirevole l’affiatamento senza crepe degli interpreti."

Mirella Caveggia – Noi donne

 

"Di simbolo in simbolo per arrivare all’immaginario emotivo che Silvia Battaglio riesce a rendere nella sua maschera di Helen, una creatura emozionate ed a tratti inquietante con quello sguardo fisso e gli occhi vitrei a cercare appigli con il mondo esterno: un automa robotico, fascio di nervi che progressivamente si scioglie nel rapporto di grande empatia con la propria insegnante, un altrettanto brava Patrizia Pozzi, in grado di affascinare per l’indubbio carico di quell’umanità, da non confondere con la pietà, di cui si fa testimone. L’unica cosa non simbolica della serata? I convinti e rumorosi applausi finali: veri, ripetuti e soprattutto meritati."

Roberto Canavesi – Teatroteatro.it

 

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